Milano continua a sperimentare nuovi modi di vivere il vino. L’ultima novità arriva in via Savona 17, dove Reverso propone un format che porta l’intelligenza artificiale dentro uno dei momenti più istintivi della cultura enologica: la scelta di cosa mettere nel bicchiere. Non un semplice wine bar, ma un luogo in cui tecnologia, mescita e consulenza professionale provano a costruire un’esperienza di degustazione più libera e personale.
Il principio è semplice: davanti agli ospiti ci sono circa cento vini disponibili contemporaneamente al calice, selezionati tra Italia, Francia, Champagne e produzioni internazionali, con incursioni anche nel mondo dei vini naturali, delle proposte no e low alcohol e del sakè. A cambiare è soprattutto il modo in cui si possono esplorare le etichette. Attraverso gli smart wine dispenser è possibile scegliere autonomamente la quantità da versare, partendo da un assaggio da 25 millilitri fino ai formati da 75 e 125 millilitri.
Una formula pensata per trasformare la degustazione in un percorso personale. Si può provare un vino per curiosità, confrontarne due molto diversi oppure avvicinarsi a un’etichetta di particolare pregio senza dover acquistare immediatamente l’intera bottiglia. Secondo le informazioni disponibili sul progetto, il costo degli assaggi parte da circa 2 euro e può arrivare fino a 200 euro, in funzione della bottiglia scelta.
È qui che entra in scena l’intelligenza artificiale. Reverso ha sviluppato un sistema digitale che raccoglie le preferenze dell’ospite e costruisce progressivamente un profilo dei suoi gusti. Attraverso l’applicazione è possibile rispondere ad alcune domande, indicare le proprie preferenze o chiedere un suggerimento anche in funzione del cibo scelto. L’algoritmo restituisce quindi alcune proposte, indicando dove trovare il vino all’interno del locale.
L’obiettivo, però, non è sostituire la figura del sommelier. Al contrario, il progetto nasce dall’idea di affiancare l’esperienza umana alla tecnologia. Chi preferisce affidarsi alla competenza tradizionale può infatti rivolgersi al personale di sala e al capo sommelier Francesco Venezia, mentre chi è più curioso nei confronti della tecnologia può mettere alla prova i suggerimenti dell’intelligenza artificiale. Il vero esperimento diventa così capire se algoritmo e professionista arrivino alla stessa bottiglia.
L’idea di Reverso nasce da un’esperienza londinese di Francesco Baccaglini, uno dei tre fondatori insieme a Matteo Colafrancesco e Stefano Santi. È osservando il funzionamento degli smart wine dispenser nel Regno Unito che prende forma l’intuizione di portare in Italia un modello capace di unire conservazione del vino, servizio automatico e degustazione flessibile. Il progetto è stato sviluppato attraverso The Wine Society, società che detiene il marchio Reverso.
Il sistema permette di mantenere numerose bottiglie disponibili alla mescita e di offrire al cliente un livello di autonomia insolito per un’enoteca tradizionale. Il risultato è un’esperienza che assomiglia quasi a una piattaforma di streaming applicata al vino: si esplora, si prova, si registra ciò che piace e si ricevono nuovi suggerimenti. La differenza è che, in questo caso, l’algoritmo non porta il vino sullo schermo ma conduce il cliente davanti alla bottiglia.
La cantina complessiva supera inoltre le 1.500 bottiglie, mentre il centinaio di referenze disponibili contemporaneamente al calice costituisce il cuore dell’esperienza. Il format punta così a rendere più accessibili anche vini che, in un contesto tradizionale, richiederebbero l’acquisto di una bottiglia intera. E proprio il piccolo formato da 25 millilitri diventa lo strumento ideale per sperimentare senza eccessivi impegni economici.
La filosofia di Reverso non si ferma al bicchiere. Anche la proposta gastronomica segue una direzione internazionale, con una cucina che parte dalla tradizione italiana e lombarda per incontrare suggestioni asiatiche. Nel menu compaiono, tra gli altri, mondeghili, baccalà reinterpretato, tacos, bao, tortellini, risotto e costoletta, in un percorso che punta sulla condivisione e sull’abbinamento con una selezione di vini molto ampia. La consulenza gastronomica è stata affidata allo chef Matteo Giovanoli.
E se un assaggio dovesse conquistare il palato più del previsto, l’esperienza può proseguire anche fuori dal locale: Reverso funziona infatti anche come wine shop e consente di acquistare le bottiglie. In alcuni casi, il costo della degustazione viene scalato dal prezzo della bottiglia acquistata, creando una continuità naturale tra scoperta e acquisto.
Il vero elemento distintivo, tuttavia, resta l’equilibrio tra tecnologia e relazione umana. In un momento in cui l’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nei settori più diversi, Reverso la applica a un ambito in cui il fattore personale ha sempre avuto un peso decisivo. Il vino, dopotutto, non è soltanto una combinazione di aromi, territori e vitigni: è anche memoria, curiosità e preferenza individuale.
La sfida milanese è quindi più interessante di un semplice “sommelier digitale”. Reverso prova a trasformare la scelta del vino in un’esperienza esplorativa, dove non esiste necessariamente una bottiglia giusta in assoluto, ma quella più adatta a quel preciso momento e a quel preciso palato. E mentre l’intelligenza artificiale impara dalle scelte dell’ospite, resta sempre possibile ignorare qualsiasi suggerimento, parlare con un sommelier o semplicemente scegliere una bottiglia seguendo l’istinto.
In fondo, è proprio questa la parte più contemporanea del progetto: usare la tecnologia non per togliere imprevedibilità al vino, ma per creare ancora più occasioni di scoperta.

