Il mercato statunitense del vino non ha ancora ritrovato una fase di piena espansione, ma all’interno di uno scenario ancora difficile emergono segnali che meritano attenzione. La fotografia più recente di SipSource, la piattaforma della Wine & Spirits Wholesalers of America che monitora le vendite dei distributori statunitensi verso retail e on-premise, mostra infatti una dinamica sempre più selettiva: il vino continua a perdere terreno nei volumi, ma le fasce di prezzo più elevate stanno dimostrando una capacità di tenuta superiore.
Nei tre mesi più recenti considerati dal report di luglio 2026, i volumi di vino sono scesi del 6,8%, mentre il fatturato ha registrato una flessione del 4,2%. Il dato sui volumi, tuttavia, rappresenta un miglioramento di 110 punti base rispetto alla rilevazione di giugno. Ancora più interessante è il comportamento delle fasce di prezzo: a partire dai 16 dollari l’andamento del fatturato migliora sensibilmente e, nell’arco degli ultimi dodici mesi, i vini oltre i 50 dollari hanno segnato un incremento dello 0,9% dei ricavi.
È una dinamica che distingue il vino da altri comparti del beverage. Nello stesso periodo, infatti, i distillati sopra i 50 dollari hanno perso l’8,9% del fatturato, con la fascia tra 50 e 99,99 dollari in calo del 9,5%. Nel vino, al contrario, il segmento alto sembra conservare una maggiore capacità di difendere il valore, anche mentre il mercato complessivo rimane in contrazione.
All’interno di questo scenario spiccano soprattutto le bollicine. Secondo SipSource, negli ultimi tre mesi il fatturato dello Champagne è cresciuto del 14,7%, quello del Prosecco del 10,2%, mentre il Sauvignon Blanc ha segnato un progresso del 3,2%. Anche il canale della ristorazione e dell’hospitality mostra una maggiore resistenza: negli ultimi dodici mesi il volume di vino e spirits venduto nell’on-premise è diminuito del 2,8%, contro il -7,5% registrato nell’off-premise.
Per il Prosecco, il dato assume un significato particolare perché arriva dopo anni nei quali la denominazione ha progressivamente consolidato la propria posizione negli Stati Uniti. L’analisi UIV-Vinitaly diffusa nel 2025 indicava per il Prosecco un valore di 531 milioni di dollari nel mercato americano nel 2024, pari al 31% del valore complessivo dei vini italiani venduti negli Stati Uniti. Secondo la stessa analisi, il valore della denominazione era cresciuto del 178% in sette anni.
La forza del Prosecco, però, non dipende soltanto dal prezzo. I dati IWSR mostrano come lo sparkling wine sia riuscito a mantenere una maggiore vitalità rispetto al vino fermo, anche grazie alla crescente presenza presso le generazioni più giovani e alla trasformazione delle occasioni di consumo. Negli Stati Uniti, tra il 2019 e il 2024, i volumi di Prosecco sono cresciuti a un tasso medio annuo del 7%, mentre la partecipazione al consumo di sparkling wine è risalita nel 2025 al 27% della popolazione adulta legal drinking age, contro il 21% del 2019.
C’è poi un altro elemento che aiuta a spiegare la particolare resilienza della categoria. Il Prosecco si è inserito con facilità nella cultura dell’aperitivo e dello spritz, diventando una presenza non più legata esclusivamente alle celebrazioni. IWSR rileva proprio negli Stati Uniti la crescita delle occasioni informali di consumo e identifica il Prosecco come uno dei principali beneficiari di questa trasformazione, anche perché può essere proposto come alternativa più accessibile allo Champagne oppure utilizzato come base per cocktail e spritz.
Il quadro diventa però più complesso se si osserva il commercio estero italiano nel suo complesso. Secondo i dati Istat relativi al primo semestre 2026, analizzati da WineNews, l’export del vino italiano ha raggiunto circa 3,6 miliardi di euro, in calo del 6,16% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre i volumi sono scesi del 4% a 989,6 milioni di litri. Gli Stati Uniti restano il principale mercato di destinazione, ma con 849 milioni di euro registrano una flessione del 14,1%; i volumi sono pari a 167,7 milioni di litri, in calo del 6,8%.
Apparentemente, dunque, esiste una contraddizione: da una parte l’export italiano verso gli Stati Uniti arretra, dall’altra alcune categorie premium e soprattutto il Prosecco mostrano segnali di crescita. In realtà, i due dati raccontano fenomeni differenti. Istat misura i flussi commerciali dall’Italia verso gli Stati Uniti, mentre SipSource osserva le uscite dai magazzini dei distributori americani. Cambiano quindi la fase della filiera, il periodo di riferimento e la composizione delle categorie. È proprio questa differenza a rendere interessante la fotografia attuale: il mercato americano nel suo complesso resta debole, ma alcuni segmenti riescono a difendere meglio il valore e la domanda.
Anche i dati raccolti nel mercato americano alla fine del 2025 avevano evidenziato questa particolare posizione del Prosecco. Shanken News Daily riportava, sulla base dei dati NielsenIQ, una crescita dello 0,5% del valore del Prosecco nelle 52 settimane concluse il 27 dicembre 2025, mentre il comparto sparkling nel suo complesso aveva perso il 3% a valore. Nello stesso periodo, le spedizioni di Prosecco verso gli Stati Uniti erano aumentate dell’8% fino a settembre 2025, secondo il Consorzio di Tutela.
Il 2026 conferma inoltre quanto il mercato americano sia strategico per la denominazione. Il Consorzio Prosecco DOC ha portato negli Stati Uniti anche quest’estate la campagna internazionale “Share the Magic of Summer”, con una pianificazione Connected TV tra il 7 agosto e il 6 settembre in 15 aree metropolitane, tra cui New York, Los Angeles, San Francisco, Miami, Chicago e Washington. Un investimento che si inserisce in una strategia più ampia di rafforzamento della riconoscibilità della denominazione presso il consumatore americano.
Il dato più interessante, quindi, non è tanto l’idea di una generica ripresa del vino negli Stati Uniti, quanto la crescente polarizzazione della domanda. In un mercato che continua a ridurre i volumi, il valore tende a concentrarsi nelle categorie capaci di combinare riconoscibilità, qualità percepita, versatilità e una precisa identità di consumo. Il Prosecco sembra inserirsi esattamente in questo spazio: abbastanza premium da sostenere il valore, ma ancora sufficientemente accessibile da intercettare occasioni quotidiane e nuove generazioni di consumatori.
Per il vino italiano, il mercato americano rimane dunque una sfida aperta. L’export complessivo segnala una fase di pressione, ma i numeri di SipSource indicano che non tutte le fasce stanno reagendo allo stesso modo. La crescita del Prosecco e la tenuta dei vini sopra i 50 dollari suggeriscono che, nel nuovo scenario americano, la partita potrebbe giocarsi sempre meno sulla quantità e sempre più sulla capacità di costruire valore attorno a denominazione, riconoscibilità, esperienza e posizionamento.

