Roma chiude una settimana all’insegna del vino e della cultura gastronomica con un bilancio che racconta un Vinòforum sempre più trasversale. La 23ª edizione, andata in scena dal 7 al 13 settembre nella cornice di Piazza di Siena a Villa Borghese, ha registrato circa 96mila presenze tra pubblico, operatori, espositori, stampa e istituzioni. Un risultato che, secondo i dati diffusi dall’organizzazione, segna una crescita del 20% rispetto alla precedente edizione e conferma il peso assunto dalla manifestazione nel calendario enogastronomico italiano.
Il dato più interessante, però, non riguarda soltanto i numeri. Vinòforum sta progressivamente ampliando il proprio racconto: il vino resta il cuore della manifestazione, ma intorno al calice si è costruito un sistema sempre più articolato fatto di ristorazione, pizza, chef, maestri pizzaioli, degustazioni e incontri dedicati alle eccellenze agroalimentari. Un’evoluzione coerente con la formula che quest’anno ha riunito oltre 800 cantine e circa 3.200 etichette italiane e internazionali, affiancando alle degustazioni una fitta agenda gastronomica.
Sono stati oltre 40 i ristoranti coinvolti nel programma, mentre 60 tra chef e maestri pizzaioli hanno contribuito a trasformare Piazza di Siena in una sorta di laboratorio a cielo aperto dedicato al gusto. I 21 Temporary Restaurant hanno portato in scena interpretazioni della cucina romana e laziale, mentre le The Night Dinner, realizzate in collaborazione con La Molisana, hanno registrato il tutto esaurito. Al centro delle serate c’era anche una riflessione sul ruolo della persona nella cucina contemporanea, affidata ogni sera a uno chef differente.
A conquistare l’attenzione del pubblico è stata anche la pizza, ormai componente strutturale del progetto Vinòforum. Le cene Pizze d’Autore hanno portato nella manifestazione una lettura contemporanea dell’arte bianca, mettendo in dialogo impasti, farine e ingredienti di qualità. Anche questi appuntamenti hanno fatto registrare il tutto esaurito, confermando quanto la pizza sia ormai uscita dalla dimensione del semplice prodotto popolare per entrare a pieno titolo nel racconto dell’alta gastronomia italiana.
Il momento più atteso è arrivato con la finale de La Città della Pizza 2026. A imporsi tra i sette finalisti è stato Vittorio Caradonio, della pizzeria Spunzillo & Lucariello di Torino, che ha conquistato il titolo con la pizza “Sottobosco”. La sua creazione riunisce crema di patate alla brace, fonduta di Parmigiano Reggiano, funghi champignon, bufala campana Dop, Caciocavallo di Agnone, tartufo nero estivo molisano e olio extravergine di oliva monocultivar Ortice del Sannio. Una composizione che concentra in un solo piatto una pluralità di territori e materie prime italiane.
La vittoria di Caradonio arriva al termine di una competizione valutata da una giuria composta da professionisti del settore, tra cui Luciana Squadrilli e Luciano Pignataro, oltre a tecnici della pizza e dell’olio, maestri pizzaioli, professionisti del digitale e appassionati. Il risultato restituisce anche una fotografia della pizza italiana contemporanea, sempre più orientata alla ricerca sugli ingredienti, alla riconoscibilità delle materie prime e alla costruzione di un’identità gastronomica precisa.
Il vino, naturalmente, ha continuato a occupare una posizione centrale. Dai territori italiani rappresentati da consorzi, regioni e realtà produttive fino alle presenze internazionali, Vinòforum ha costruito un percorso capace di attraversare denominazioni, vitigni e culture enologiche differenti. Tra le realtà presenti figuravano, tra le altre, il Consorzio DOC Friuli, il sistema regionale del Lazio, la Calabria, le Marche, l’Abruzzo e le Langhe, insieme a una selezione internazionale che ha coinvolto anche Spagna e Georgia.
A completare il programma sono state le Wine Top Tasting e le masterclass dedicate non soltanto al vino, ma anche all’olio extravergine di oliva e al Parmigiano Reggiano. L’edizione 2026 ha inoltre confermato una crescente attenzione ai temi della sostenibilità, con la collaborazione di AMA dedicata alla corretta raccolta e al riciclo del vetro.
Il bilancio di Vinòforum 2026 restituisce così l’immagine di una manifestazione che non vuole più essere soltanto una grande vetrina del vino. Piazza di Siena è diventata il punto d’incontro tra produttori, chef, pizzaioli, ristoratori e pubblico, in un racconto nel quale il vino dialoga con ciò che accade a tavola. La crescita delle presenze e il successo degli appuntamenti gastronomici indicano una direzione precisa: per raccontare oggi l’enogastronomia italiana non basta più parlare di bottiglie, ma occorre mettere in relazione territori, persone, cucina e nuove forme di convivialità.
È in questo equilibrio tra tradizione e contemporaneità che Vinòforum chiude la sua 23ª edizione, lasciando Roma con un messaggio chiaro: il futuro dell’enogastronomia italiana passa sempre più dalla capacità di costruire esperienze capaci di unire il vino alla cucina e la qualità del prodotto al racconto di chi lo trasforma.

