La Campania torna a guardare alle proprie radici attraverso il vino. Con l’avvio della vendemmia 2026 prende forma “Radici Autoctone”, il progetto di Tenuta Fontana dedicato alla riscoperta e alla valorizzazione dei vitigni tradizionali della regione. Un percorso che mette insieme varietà, territori e pratiche agricole differenti, con l’obiettivo di riportare al centro dell’identità enologica campana quelle uve che hanno attraversato la storia locale e che oggi rappresentano una parte significativa del patrimonio ampelografico regionale.
Il progetto coinvolge alcune delle varietà che caratterizzano la produzione di Tenuta Fontana: Pallagrello Bianco e Nero, Asprinio, Sciascinoso, Falanghina e Aglianico. La produzione dell’azienda è certificata biologica e si sviluppa tra l’agro aversano e il Sannio beneventano, con la sede a Pietrelcina.
A dare particolare forza al progetto è la presenza della Vigna di San Silvestro, nel Bosco di San Silvestro della Reggia di Caserta. Si tratta di una superficie di circa un ettaro, oggi dedicata al Pallagrello Bianco e al Pallagrello Nero, recuperata nell’ambito della concessione affidata a Tenuta Fontana dopo la procedura avviata dalla Reggia nel 2017. Le fonti istituzionali della Reggia ricostruiscono il legame storico tra quest’area e la viticoltura borbonica, ricordando come il Pallagrello fosse una delle varietà coltivate nelle Reali Delizie.
La storia della vigna racconta, in qualche modo, quella di un patrimonio agricolo che rischiava di essere cancellato dal tempo. La superficie originaria era infatti più ampia: secondo la documentazione della Reggia, la vigna storica arrivava a circa cinque ettari, mentre nei secoli successivi gran parte dei terreni fu progressivamente riconquistata dal bosco. Il recupero contemporaneo ha riportato la coltivazione della vite all’interno di questo paesaggio storico.
Il Pallagrello occupa così un ruolo centrale nel racconto di “Radici Autoctone”. La Reggia di Caserta ricorda come questa varietà, nelle sue espressioni a bacca bianca e nera, fosse legata alla viticoltura del territorio casertano e alla produzione destinata alla corte borbonica. La prima vendemmia della vigna recuperata risale al 2021 e ha portato alla nascita di OroRe Pallagrello Bianco; nel 2023 è arrivata anche l’espressione dedicata al Pallagrello Nero.
Ma il progetto non si esaurisce nella Vigna di San Silvestro. La prospettiva è più ampia e comprende vitigni che raccontano territori e tradizioni differenti. Tra questi c’è l’Asprinio, legato alla particolare tecnica dell’alberata aversana: le viti vengono allevate insieme ai pioppi e le uve sono raccolte manualmente a diversi metri d’altezza. Una pratica agricola che restituisce anche visivamente la specificità del paesaggio viticolo dell’area aversana.
Accanto all’Asprinio trovano spazio Sciascinoso, Falanghina e Aglianico, altre varietà che completano il mosaico del progetto e che sono alla base di diverse etichette della cantina. L’intento dichiarato da Tenuta Fontana è quello di concentrare in un unico percorso il lavoro di recupero varietale sviluppato dall’azienda nel corso degli anni, spostando l’attenzione dalla singola bottiglia alla materia prima e alla sua relazione con il territorio.
È una prospettiva che si inserisce in una fase nella quale il recupero dei vitigni territoriali sta assumendo un peso crescente nel racconto del vino italiano. In Campania questo tema acquista una particolare rilevanza per la ricchezza del patrimonio varietale e per la presenza di sistemi di coltivazione che conservano una forte impronta storica.
“Radici Autoctone” nasce dunque con una dimensione che va oltre quella aziendale. La stessa Tenuta Fontana presenta il progetto come parte di un lavoro di continuità familiare, arrivato alla quinta generazione, ma anche come un modo per mantenere riconoscibili varietà che appartengono alla storia agricola della Campania.
La Vigna di San Silvestro rappresenta in questo senso il punto più emblematico dell’iniziativa: un vigneto contemporaneo inserito in un paesaggio storico, dove il recupero della viticoltura dialoga direttamente con la memoria della corte borbonica. La documentazione della Reggia sottolinea inoltre il valore agricolo del Bosco di San Silvestro, una delle antiche “Reali Delizie” dei Borbone, destinata storicamente anche all’agricoltura e alla caccia.
La vendemmia 2026 segna così l’inizio di una nuova fase. Il filo conduttore non è soltanto il vino, ma la possibilità di preservare attraverso la viticoltura un patrimonio fatto di varietà, tecniche, paesaggi e memoria. Ed è proprio dalla terra campana, tra le alberate dell’Agro Aversano e le vigne del Sannio, fino al vigneto custodito dalla Reggia di Caserta, che questo racconto riparte.

