Max Mariola cambia ancora una volta scenario, ma questa volta la svolta non riguarda soltanto la cucina. Dopo poco più di due anni trascorsi a Milano, lo chef romano ha scelto l’Indonesia come nuovo centro della propria vita familiare e professionale. La base è Bali, dove il figlio ha iniziato la scuola, mentre all’orizzonte c’è un progetto più ambizioso nelle Isole Mentawai, destinato a unire ospitalità, gastronomia e natura.
È una scelta che arriva a 57 anni e che lo stesso Mariola descrive come una necessità maturata dopo anni di lavoro intenso. Il punto di rottura non sarebbe stato un singolo episodio, ma la progressiva consapevolezza che la ricerca di nuovi obiettivi professionali stesse occupando uno spazio sempre maggiore nella sua quotidianità. Nel racconto dello chef, Milano è stata una città capace di offrirgli opportunità e visibilità, ma anche il luogo nel quale ha iniziato a interrogarsi sul rapporto tra successo, tempo e vita privata.
La storia ha anche una dimensione familiare molto forte. Il figlio di otto anni ha iniziato la scuola a Bali il 3 agosto e, quando gli è stata prospettata la possibilità di tornare a Milano per alcuni mesi, avrebbe preferito restare in Indonesia. Una risposta semplice che, nel racconto di Mariola, ha avuto un peso decisivo: più del lavoro, dei risultati e dei nuovi traguardi, è diventata centrale la possibilità di essere maggiormente presente nella vita della propria famiglia.
Il trasferimento rappresenta anche un curioso rovesciamento rispetto alla scelta compiuta nel 2024. Allora Mariola aveva lasciato Roma per trasferirsi a Milano con la famiglia e aprire il ristorante di via San Marco 26, nel cuore di Brera. Il progetto nasceva dalla volontà di trasformare la popolarità costruita attraverso televisione e social in un’esperienza gastronomica fisica, con un locale diventato rapidamente uno dei punti di riferimento più riconoscibili della sua attività.
Oggi quel ristorante resta, ma cambia il rapporto con il suo fondatore. Mariola ha spiegato di aver ceduto le altre attività mantenendo la proprietà dell’indirizzo di via San Marco, dove continuerà a tornare per seguire il progetto e partecipare agli eventi. Anche il sito ufficiale del ristorante conferma la continuità dell’attività milanese e della proposta gastronomica firmata dallo chef.
È un dettaglio importante perché racconta la natura della svolta: non un addio alla ristorazione, ma una diversa distribuzione delle energie. La cucina resta parte essenziale dell’identità di Mariola, così come il rapporto con il pubblico costruito negli anni attraverso televisione, YouTube e social. Il cambiamento riguarda soprattutto il ritmo con cui portare avanti questa attività. Nel suo stesso racconto ufficiale, lo chef parla della volontà di continuare a lavorare senza rinunciare al tempo per sé e per le persone che ama.
L’Indonesia, dunque, non è soltanto una destinazione privata. È diventata il luogo nel quale Mariola sta costruendo il prossimo capitolo della propria attività. Il progetto si trova a Sipura, nelle Isole Mentawai, e prende il nome di The Sound of Love Mentawai, evoluzione naturale del brand che ha accompagnato buona parte della sua comunicazione negli ultimi anni. L’idea è quella di un Ocean Retreat affacciato sull’Oceano Indiano, con 13 ville immerse nella vegetazione e una Restaurant Area affidata alla visione dello chef.
Il progetto ha già una struttura definita. Le ville sono concepite in stile indonesiano, distribuite su più tipologie e pensate per integrarsi nel paesaggio attraverso materiali e soluzioni a basso impatto. Il modello prevede un sistema di leasehold di 27 anni con possibilità di rinnovo e una gestione centralizzata dell’ospitalità. Secondo il progetto ufficiale, l’Ocean Retreat dovrebbe essere completato nell’arco di circa 36 mesi, mentre le singole unità vengono indicate come realizzabili in tempi più brevi.
A rendere il progetto particolarmente coerente con la nuova fase personale di Mariola è però soprattutto il rapporto con il territorio. Nelle dichiarazioni rilasciate a Fanpage, lo chef ha raccontato anche l’idea di una biofarm tropicale, pensata per ridurre la dipendenza dell’isola dall’approvvigionamento di frutta e verdura proveniente dalla terraferma e per creare una produzione locale non invasiva. Un elemento che aggiunge alla componente immobiliare e turistica una dimensione legata alla gastronomia e alla sostenibilità.
La scelta di Sipura non nasce, quindi, dall’idea di un semplice buen retiro. Il progetto ufficiale parla di un luogo nel quale vivere, trascorrere parte dell’anno e, quando non utilizzato, mettere a reddito l’immobile. Accanto alle ville sono previsti servizi condivisi, dalla palestra all’area yoga, dalla piscina alla reception, fino a una Restaurant Area firmata dallo stesso Mariola. È una nuova forma di hospitality nella quale il volto dello chef non è soltanto quello di un testimonial, ma diventa parte integrante dell’esperienza.
La parabola di Mariola assume così un significato più ampio. Il cuoco che negli ultimi anni ha costruito una community di oltre dieci milioni di persone sta provando a ridimensionare proprio quella logica della crescita continua che ha contribuito alla sua notorietà. La nuova sfida non consiste più soltanto nell’aprire un ristorante o raggiungere un pubblico più vasto, ma nel costruire un modello di vita nel quale lavoro, famiglia e tempo personale possano convivere.
Milano, in questo scenario, non scompare. Rimane il luogo del ristorante, degli eventi e di una parte importante della sua storia recente. Bali diventa invece la nuova casa e Sipura il laboratorio del futuro. È una geografia diversa, ma soprattutto una gerarchia diversa: meno corsa, più tempo; meno moltiplicazione delle attività, più concentrazione su ciò che Mariola considera oggi essenziale.
Per uno chef abituato a trasformare ogni passaggio della propria carriera in un nuovo progetto, anche questa volta la ripartenza passa dalla cucina. Solo che, questa volta, il tavolo guarda verso l’Oceano Indiano.

