Il mercato internazionale del vino sfuso apre il 2026 con una brusca frenata. Nei primi tre mesi dell’anno, le esportazioni mondiali hanno raggiunto un valore di circa 566 milioni di euro, segnando una diminuzione del 18,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. Parallelamente, i volumi scambiati sono scesi del 18,9%, fermandosi a 7,1 milioni di ettolitri.
A fotografare l’andamento è il report “Bulk Wine Markets Evolution up to March 2026”, realizzato da Vinexposium con l’analisi di Rafael del Rey e del team Analysts of Wine Markets. Un dato particolarmente significativo riguarda il prezzo medio: nonostante il forte ridimensionamento degli scambi, è rimasto sostanzialmente stabile, intorno agli 80 euro per ettolitro, con una variazione positiva dello 0,1%.
Il rallentamento del vino sfuso si inserisce in una fase più complessa per il commercio internazionale del vino. Secondo l’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV), nel 2025 il comparto aveva già registrato una contrazione dei volumi e dei valori commercializzati, in un contesto condizionato da produzioni ridotte, pressioni economiche, cambiamenti nei consumi e nuove politiche commerciali.
Nel segmento del vino spedito in contenitori superiori ai 10 litri, la Spagna mantiene saldamente la leadership mondiale. Nel periodo compreso tra marzo 2025 e marzo 2026, Madrid ha esportato circa 10,2 milioni di ettolitri, nonostante una flessione del 5,2% dei volumi. Il valore delle vendite, invece, è cresciuto dello 0,9%, arrivando a 538 milioni di euro. La dinamica riflette soprattutto l’aumento dei prezzi medi, sostenuto dalla minore disponibilità di prodotto determinata da raccolti più contenuti nell’emisfero settentrionale.
Alle spalle della Spagna si muove una geografia dell’offerta altrettanto significativa. La Nuova Zelanda ha raggiunto 292 milioni di euro di export nel periodo considerato, pur con una diminuzione del 20,6%. L’Italia si colloca invece al terzo posto tra i Paesi fornitori per valore, con 273 milioni di euro e una flessione dell’11,3%.
Il nostro Paese occupa inoltre la terza posizione per quantità esportate: circa 3,1 milioni di ettolitri, in calo del 13,3%. Un elemento positivo arriva però dal prezzo medio, salito a 0,88 euro al litro, con un incremento del 2,3%. È un segnale che conferma come la riduzione dei volumi non si traduca automaticamente in una perdita proporzionale di valore.
Ancora più marcata è la contrazione delle importazioni italiane di vino sfuso. Nel primo trimestre 2026 gli acquisti dall’estero sono scesi a circa 12 milioni di euro, con una diminuzione del 56,1%, mentre i volumi si sono fermati a 0,2 milioni di ettolitri, in calo del 52,9%. Il prezzo medio è stato di circa 0,52 euro al litro.
Sul fronte della domanda internazionale, il Regno Unito è risultato il principale importatore mondiale di vino sfuso in termini di valore nei primi tre mesi dell’anno, con 126 milioni di euro, comunque in diminuzione del 9,7%. La Germania ha invece mantenuto il primato per quantità acquistate, con circa 1,6 milioni di ettolitri, il 7,6% in meno rispetto al primo trimestre 2025.
La lettura di medio periodo evidenzia inoltre una trasformazione strutturale all’interno dello stesso mercato europeo. Dal 2017 le esportazioni di vino sfuso dell’Unione europea sono diminuite del 5,1% in valore e del 21,2% in volume. Nello stesso arco temporale, tuttavia, il prezzo medio è aumentato del 20,3%.
A cambiare è anche il peso delle diverse tipologie. Il vino bianco sfuso ha mostrato una maggiore capacità di tenuta rispetto ai rossi e ai rosati: dal 2017 i suoi volumi esportati sono diminuiti del 7,3%, mentre quelli di rossi e rosati hanno subito una contrazione del 33,6%. Ancora più evidente la distanza in termini economici: il valore del bianco è cresciuto del 20,9%, mentre quello di rossi e rosati è sceso del 23,7%.
Nel primo trimestre 2026, tuttavia, anche il segmento dei bianchi ha accusato una contrazione importante, pari al 14,3% in valore, leggermente superiore a quella registrata da rossi e rosati, scesi dell’11,2%. La differenza resta invece più favorevole ai bianchi sul fronte dei volumi.
Il dato complessivo suggerisce quindi un mercato che non sta semplicemente riducendo gli scambi, ma che sta attraversando una fase di riequilibrio. La disponibilità di vino, l’andamento delle vendemmie, la pressione sui consumi e le condizioni del commercio internazionale stanno modificando quantità, prezzi e destinazioni del prodotto.
Il vino sfuso, in questo scenario, rappresenta uno degli indicatori più sensibili della trasformazione in corso. Nel 2025 la categoria aveva già rappresentato circa il 34% dei volumi mondiali di vino esportato, ma soltanto il 7,3% del valore complessivo dell’export, secondo i dati OIV. Il prezzo medio internazionale era pari a circa 0,75 euro al litro.
La frenata registrata nei primi mesi del 2026 conferma dunque una tendenza che va oltre la singola categoria. Il commercio mondiale del vino sta affrontando una fase di maggiore selettività, nella quale la crescita dei prezzi medi non è sufficiente a compensare la diminuzione delle quantità. Per i grandi Paesi esportatori, Italia compresa, la sfida sarà quindi mantenere valore e competitività in un mercato internazionale sempre più condizionato dalla disponibilità di prodotto, dai costi e dall’evoluzione della domanda.

