L’olio extravergine di oliva italiano torna a mostrare segnali incoraggianti sul mercato della grande distribuzione. Dopo un primo semestre caratterizzato da una contrazione delle vendite, tra aprile e giugno i consumatori hanno riportato maggiore attenzione verso il prodotto nazionale, con un incremento dei volumi del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo le elaborazioni dell’Osservatorio Sol2Expo-Teatro Naturale su dati NielsenIQ.
Il recupero rappresenta un’inversione di tendenza importante, anche se non è ancora sufficiente a compensare le difficoltà registrate nei primi sei mesi dell’anno. Nel complesso del semestre, infatti, le vendite di olio italiano risultano ancora inferiori rispetto allo scorso anno, mentre il valore generato sugli scaffali della grande distribuzione continua a risentire della forte discesa dei prezzi.
Il dato assume particolare rilievo anche nel confronto con l’olio di origine comunitaria, che nello stesso periodo ha registrato una flessione dei volumi commercializzati. Un elemento che conferma come molti consumatori continuino a riconoscere valore all’origine italiana, nonostante uno scenario di mercato ancora complesso.
Dietro il miglioramento delle vendite permane però una situazione delicata per tutta la filiera. La riduzione delle quotazioni dell’olio extravergine, unite ai costi di produzione ancora elevati, continua infatti a comprimere la redditività delle aziende agricole e dei frantoi. L’aumento dei litri venduti non si è tradotto in un corrispondente incremento del fatturato, evidenziando come il mercato sia ancora fortemente influenzato dalla pressione promozionale e dalla diminuzione dei prezzi medi.
A pesare sul comparto restano inoltre le consistenti giacenze presenti nei magazzini, sebbene in lieve diminuzione rispetto ai mesi precedenti. I ritmi di smaltimento risultano ancora inferiori alle medie storiche, segnale che la domanda deve consolidarsi nei prossimi mesi per riportare equilibrio tra produzione, distribuzione e redditività delle imprese.
Per il settore oleario italiano si tratta quindi di un primo segnale positivo, ma ancora lontano da una piena ripresa. La crescita dei consumi rappresenta una base incoraggiante sulla quale costruire il rilancio di uno dei simboli del Made in Italy agroalimentare, che continua a confrontarsi con la volatilità dei prezzi internazionali, l’aumento dei costi produttivi e una concorrenza sempre più intensa.

