In vigna il segnale è positivo, ma è il futuro della filiera a preoccupare. Nel territorio del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato la vendemmia 2026 entra nel vivo con prime indicazioni favorevoli sul piano qualitativo e produttivo, mentre sullo sfondo resta un mercato che chiede equilibrio, capacità di adattamento e una nuova strategia per sostenere il valore del lavoro agricolo.
Le condizioni dell’annata hanno messo ancora una volta alla prova il vigneto piemontese. Il clima si è mosso tra temperature elevate, fasi di instabilità e una crescente variabilità meteorologica, tanto che a livello nazionale Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini hanno scelto nel 2026 di rinunciare alla tradizionale previsione vendemmiale anticipata, rinviando la fotografia definitiva della produzione alla conclusione della campagna. Una decisione che racconta quanto sia diventato complesso stimare con largo anticipo gli effetti delle condizioni climatiche sulle uve.
Nel Monferrato, tuttavia, il quadro che emerge dalle prime operazioni di raccolta è incoraggiante. Il Consorzio segnala una produzione complessivamente equilibrata e coerente con il potenziale dell’area, con aspettative positive sia sul fronte della qualità sia su quello dei volumi. Un dato che assume particolare rilievo per un territorio nel quale la Barbera rappresenta una delle espressioni più riconoscibili della viticoltura piemontese e nel quale la raccolta avviene generalmente nella seconda metà di settembre.
La buona notizia proveniente dai vigneti, però, non basta a cancellare le tensioni economiche che attraversano il comparto. La domanda è più selettiva, i margini sono sotto pressione e le aziende devono gestire una fase nella quale produrre qualità non significa automaticamente riuscire a trasformarla in redditività. È un tema che trova riscontro anche nei dati di mercato: secondo l’Osservatorio Federvini elaborato con Nomisma, nel primo trimestre 2026 le vendite di vino nella grande distribuzione italiana sono diminuite dell’1% a volume, mentre il valore è cresciuto del 2,2%. Nello stesso periodo, le importazioni nei dodici principali mercati mondiali del vino hanno registrato una contrazione del 17,1% a valore.
Per la Barbera d’Asti il tema dell’equilibrio tra produzione e domanda non è soltanto teorico. A luglio la Regione Piemonte ha accolto la richiesta del Consorzio di ridurre, per la vendemmia 2026, la resa massima classificabile come DOCG per alcune tipologie. Per la Barbera d’Asti, anche Superiore, la resa DOCG è stata fissata a 8,5 tonnellate per ettaro rispetto alle 9 previste dal disciplinare, mentre per le tipologie Vigna e Superiore Vigna e per le sottozone Tinella e Colli Astiani sono state confermate rese specifiche. La misura è stata motivata anche dal rallentamento commerciale: secondo i dati trasmessi dal Consorzio alla Regione, nei primi cinque mesi del 2026 gli imbottigliamenti di Barbera d’Asti risultavano in calo del 9% rispetto allo stesso periodo del 2025.
È in questo scenario che il presidente del Consorzio, Filippo Mobrici, rilancia la proposta di convocare gli Stati Generali del vino, coinvolgendo Regione Piemonte, organizzazioni di rappresentanza, consorzi, imprese e distribuzione. L’obiettivo indicato è costruire un confronto comune sulle principali questioni che interessano la filiera: competitività delle aziende, remunerazione dei produttori, valorizzazione delle denominazioni, gestione del potenziale produttivo e capacità di attrarre una nuova generazione di imprenditori agricoli.
La richiesta arriva in un momento nel quale anche il quadro climatico continua a rappresentare una variabile decisiva. Le previsioni stagionali di Arpa Piemonte per settembre-novembre 2026 indicano temperature mediamente superiori alla norma e una possibile maggiore instabilità delle precipitazioni. Non è soltanto una questione agronomica: per una viticoltura di collina, l’evoluzione del clima incide sulla programmazione delle raccolte, sulla gestione delle rese, sulla qualità delle uve e, più in generale, sulla capacità delle aziende di pianificare investimenti nel medio periodo.
Il tema economico assume così una dimensione territoriale più ampia. Le colline del Monferrato non sono soltanto una superficie agricola destinata alla produzione di vino: fanno parte del paesaggio vitivinicolo del Piemonte riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale dal 2014. Il sito comprende, tra le sue componenti, anche l’area di Nizza Monferrato e della Barbera, riconoscendo il valore della relazione storica tra vigneti, comunità, architettura rurale e tecniche di produzione.
Da qui nasce una delle questioni più delicate sollevate dal Consorzio: la sostenibilità economica della viticoltura coincide anche con la conservazione del paesaggio. Se la coltivazione della vite perde attrattività economica, a essere coinvolti non sono soltanto produzione e occupazione, ma anche il sistema di accoglienza, l’enoturismo e l’identità dei borghi collinari. La tutela del reddito agricolo diventa quindi parte di una strategia più ampia di salvaguardia territoriale.
Fondato nel 1946, il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato celebra quest’anno gli 80 anni di attività e rappresenta oggi oltre 430 aziende associate e 12 denominazioni. La sua funzione non riguarda soltanto la promozione dei vini, ma anche la costruzione di una visione comune per un territorio nel quale produzione, cultura, paesaggio e turismo sono strettamente legati.
La vendemmia 2026, dunque, si presenta con un doppio volto. Da una parte ci sono grappoli che lasciano intravedere un’annata interessante e un patrimonio viticolo capace ancora una volta di reagire a una stagione complessa. Dall’altra c’è un mercato che obbliga a interrogarsi sul valore reale della produzione e sulla capacità della filiera di remunerare chi mantiene vive le colline.
È proprio in questa distanza tra una buona vendemmia e un futuro ancora da costruire che il Monferrato porta il dibattito fuori dalla singola annata. La sfida, per il Consorzio, non è soltanto vendere più vino, ma creare le condizioni perché la viticoltura continui a essere un’attività economicamente sostenibile, capace di generare valore per le imprese e di preservare nel tempo uno dei paesaggi vitivinicoli più riconoscibili del Piemonte.

