Ci sono vini che appartengono a una denominazione e altri che finiscono per rappresentare un luogo. È il caso di Huck am Bach, il S. Maddalena Classico di Cantina Bozen che nel 2026 raggiunge un traguardo importante: quarant’anni dalla prima imbottigliatura. Un anniversario che non guarda soltanto alla storia di una singola etichetta, ma racconta il rapporto tra Bolzano, i suoi masi e una viticoltura capace di conservare la propria identità mentre cambia il modo di interpretarla.
Il nome arriva direttamente dall’omonimo maso nel cuore della zona di Santa Maddalena, uno dei territori più rappresentativi della viticoltura bolzanina. La proprietà è legata alla stessa famiglia dal 1783 e ancora oggi il vigneto rappresenta il punto di partenza di un percorso nel quale territorio e lavoro umano procedono insieme. La scelta di utilizzare il nome del maso sulle etichette, avviata dall’allora Cantina Santa Maddalena, rappresentò all’epoca un modo innovativo di rendere immediatamente riconoscibile l’origine del vino. Una filosofia che continua nelle attuali linee Election e Riserva di Cantina Bozen.
I vigneti destinati a Huck am Bach si trovano tra i 250 e i 500 metri di altitudine. Sono pendii caratterizzati dalla presenza di terreni ghiaiosi e porfirici, esposti al sole ma influenzati dalle correnti più fresche che scendono dalle vallate circostanti. Un equilibrio climatico che contribuisce alla maturazione delle uve e che, insieme alle pendenze, rende ancora necessario un importante lavoro manuale in vigna. La vendemmia si concentra generalmente tra l’inizio e la metà di ottobre.
Nel calice, Huck am Bach interpreta il volto più classico del S. Maddalena attraverso i due vitigni autoctoni che ne definiscono il carattere: Schiava e Lagrein. La prima porta nel vino eleganza, freschezza e una componente fruttata e floreale; il secondo contribuisce alla struttura, al colore e alla profondità. La vinificazione segue la tradizione del S. Maddalena, con affinamento in grandi botti di rovere e successivamente in bottiglia.
È proprio la capacità di mantenere una dimensione agile senza perdere profondità uno degli elementi che rendono interessante l’evoluzione di Huck am Bach. Una recente verticale organizzata da Falstaff, dedicata a otto annate, ha seguito il vino dal 2006 al 2025, mostrando come la Schiava possa sostenere anche un percorso di maturazione significativo. Tra le annate degustate, il 2022 e il 2015 hanno raggiunto rispettivamente 95 e 95/96 punti, mentre il 2012 si è distinto per equilibrio ed eleganza.
La storia di Huck am Bach è anche una storia di persone. Quarant’anni fa Graziano Filippi seguì lo sviluppo del vino per la Cantina Santa Maddalena, con un’impostazione basata sulla precisione e sulla valorizzazione dell’origine. Nel 1988 il testimone passò al figlio Stephan Filippi, oggi capo enologo di Cantina Bozen, creando una continuità familiare che attraversa quasi tutta la vita dell’etichetta. La sua idea dello stile di Huck am Bach è precisa: non cercare la potenza fine a se stessa, ma una lettura più sottile, armoniosa e territoriale del S. Maddalena.
La prima bottiglia firmata Cantina Bolzano risale al 1986. Secondo la ricostruzione pubblicata da Falstaff, agli inizi il vino veniva commercializzato anche nella tradizionale Bocksbeutel e trovava un mercato particolarmente importante in Austria, soprattutto nell’area di Innsbruck. Nel 1990 arrivò l’etichetta che, con successive evoluzioni, avrebbe accompagnato il vino per decenni. La produzione è cresciuta nel tempo dalle prime 7.000 bottiglie fino alle attuali 120-130 mila circa all’anno.
Nel frattempo è cambiata anche la realtà produttiva che oggi custodisce questa eredità. Cantina Bozen è nata nel 2001 dalla fusione tra Cantina Santa Maddalena e Cantina Gries e riunisce 224 famiglie di viticoltori, per una superficie complessiva di circa 350 ettari distribuiti nel territorio di Bolzano tra 200 e 1.000 metri di altitudine. Una dimensione cooperativa che permette di leggere il vino non come un prodotto isolato, ma come parte di un paesaggio agricolo più ampio.
Per il quarantesimo anniversario, Cantina Bozen ha scelto di intervenire sull’immagine senza rinunciare alla memoria. La storica Bocksbeutel rimane legata all’archivio della cantina, mentre l’anniversario viene raccontato attraverso una nuova veste grafica dedicata. È un modo per segnare il passaggio del tempo senza trasformare la celebrazione in una semplice operazione nostalgica.
Huck am Bach arriva così ai suoi primi quarant’anni con una consapevolezza diversa rispetto a quella del 1986. Allora rappresentava una scelta innovativa per legare il nome di un vino a quello del maso d’origine; oggi è diventato esso stesso una parte riconoscibile dell’identità di Santa Maddalena. La sua storia dimostra che, nel vino, la modernità non coincide necessariamente con la rottura del passato: può essere anche la capacità di interpretare una tradizione con sufficiente precisione da renderla ancora contemporanea.
Ed è forse questo il significato più interessante dell’anniversario: quarant’anni dopo la prima bottiglia, Huck am Bach continua a raccontare Bolzano partendo dallo stesso luogo, dagli stessi vitigni e da una cultura del vino nella quale il territorio rimane il vero protagonista.

