La cantina Ce.viv.v. inaugura in provincia di Treviso il primo impianto operativo e autorizzato in Italia per vini dealcolati e low alcohol. Un progetto che segna una svolta per il settore vitivinicolo nazionale e guarda ai nuovi trend globali del consumo.
Il vino italiano entra ufficialmente in una nuova era. In Veneto, cuore pulsante dell’enologia nazionale, è stato inaugurato il primo impianto italiano completamente operativo e autorizzato dedicato alla dealcolazione dei vini. L’installazione si trova a Susegana, in provincia di Treviso, all’interno dello stabilimento Ce.viv.v., e rappresenta uno dei segnali più concreti della trasformazione in corso nel mercato mondiale del vino.
L’impianto avrà una capacità produttiva superiore ai 7 milioni di bottiglie all’anno tra vini fermi, spumanti dealcolati e parzialmente dealcolati. Una dimensione industriale che evidenzia quanto il segmento “no-low alcohol” sia ormai considerato strategico anche in Italia, dopo anni di crescita soprattutto nei mercati esteri.
Dal punto di vista tecnologico, il sistema utilizza una separazione a membrana con recupero del bouquet aromatico tramite distillazione sottovuoto a bassa temperatura. Una soluzione sviluppata insieme a , gruppo italiano specializzato negli impianti beverage e food processing.
A guidare il progetto è l’enologo Bernardo Piazza, che ha scelto di investire sulla ricerca legata ai vini a basso o nullo contenuto alcolico, puntando anche su riduzione calorica e innovazione di prodotto. Il percorso sarà sviluppato in collaborazione con il Dipartimento di Enologia dell’, confermando come il dialogo tra ricerca e industria stia diventando centrale nel futuro del comparto vitivinicolo.
Il Veneto si conferma così laboratorio avanzato del vino italiano. La regione resta la prima in Italia per produzione ed export vinicolo, trainata soprattutto dal successo internazionale del Prosecco e delle bollicine made in Italy.
La crescita dei vini dealcolati non è più una nicchia. Secondo le stime del settore, il mercato globale dei prodotti no e low alcohol vale oggi circa 2,4 miliardi di dollari e potrebbe superare i 3 miliardi entro il 2028. Una dinamica alimentata da consumatori sempre più attenti al benessere, alla moderazione e a nuovi stili di consumo, soprattutto tra Millennials e Gen Z.
Decisivo, negli ultimi mesi, anche il quadro normativo italiano. Il decreto interministeriale firmato tra Mef e Masaf ha infatti dato il via libera alla produzione nazionale dei vini dealcolati, consentendo alle aziende italiane di evitare la delocalizzazione delle lavorazioni in altri Paesi europei come Germania e Spagna.
Per il comparto vitivinicolo italiano si apre quindi una fase delicata ma potenzialmente molto redditizia: mantenere intatta la cultura del vino italiano aprendosi, allo stesso tempo, alle nuove esigenze del mercato globale. E il Veneto, ancora una volta, sembra voler giocare d’anticipo.

