Alessia Antinori è la nuova presidente di Primum Familiae Vini (PFV), l’esclusiva associazione internazionale che riunisce dodici tra le più autorevoli famiglie produttrici di vino del mondo. La nomina segna un nuovo capitolo per il sodalizio internazionale e conferma il ruolo di primo piano dell’Italia nel panorama del vino di alta gamma.
Rappresentante della ventiseiesima generazione della famiglia Antinori, impegnata nella produzione vitivinicola dal 1385, Alessia Antinori raccoglie il testimone dal principe Robert de Luxembourg, presidente di Domaine Clarence Dillon. Insieme alle sorelle Albiera e Allegra guida una delle aziende familiari più longeve e riconosciute del settore vitivinicolo internazionale.
Per il mandato 2026-2027, la nuova presidente ha scelto come filo conduttore “Arte, Architettura e Vino”, un tema che intende evidenziare come il vino non rappresenti soltanto un’eccellenza agricola, ma anche un patrimonio culturale capace di raccontare territori, tradizioni e identità. L’obiettivo è valorizzare il ruolo delle grandi famiglie del vino come custodi di un’eredità che attraversa le generazioni e contribuisce alla conservazione del paesaggio, dell’arte e dell’architettura contemporanea.
L’esempio della cantina Antinori nel Chianti Classico, considerata uno dei progetti architettonici più significativi del panorama enologico internazionale, rappresenta perfettamente questa visione: un luogo dove innovazione, sostenibilità e rispetto della storia convivono in equilibrio con il territorio.
Fondata nei primi anni Novanta, Primum Familiae Vini riunisce esclusivamente aziende vinicole familiari invitate a far parte dell’associazione, accomunate da una lunga tradizione e da una gestione indipendente. Il network promuove il confronto tra le principali realtà del vino mondiale su temi quali sostenibilità, passaggio generazionale, tutela del patrimonio vitivinicolo e sviluppo del settore.
La presidenza di Alessia Antinori arriva in una fase di trasformazione per il mercato internazionale del vino, caratterizzato da nuove sfide economiche e dall’evoluzione dei consumi. La scelta di mettere al centro cultura, arte e architettura rafforza l’idea che il valore del vino risieda non soltanto nella qualità del prodotto, ma anche nella capacità di raccontare una storia che unisce persone, territori e tradizioni, proiettandole verso il futuro.

