Il Piemonte è conosciuto nel mondo per i suoi grandi vini, ma negli ultimi anni sta emergendo anche come territorio sempre più interessante per la produzione di olio extravergine di oliva. Un comparto ancora di dimensioni contenute rispetto alle principali regioni olivicole italiane, ma caratterizzato da una crescita costante, investimenti nella qualità e valorizzazione delle varietà locali.
L’olivicoltura piemontese affonda le proprie radici nella storia. Documenti e testimonianze raccontano infatti la presenza degli ulivi già nei secoli passati, soprattutto nelle aree più miti del Monferrato, delle Langhe e del territorio al confine con la Liguria. Dopo un lungo periodo di ridimensionamento, favorito anche dalle condizioni climatiche del passato, la coltivazione dell’olivo sta vivendo una nuova stagione di sviluppo.
Secondo i dati diffusi dal Consorzio per la tutela dell’olio extravergine di oliva Piemonte, gli oliveti regionali continuano ad aumentare sia per superficie sia per numero di piante. L’ultima campagna ha registrato un incremento della produzione di olive e dell’olio ottenuto, confermando un trend positivo che interessa numerose aziende agricole impegnate nella diversificazione delle colture.
La produzione rimane limitata rispetto ai grandi distretti italiani, ma proprio questa caratteristica rappresenta uno dei punti di forza del settore. Gli oli piemontesi sono infatti apprezzati per il profilo organolettico elegante, caratterizzato da un fruttato generalmente leggero o medio, un equilibrio tra note amare e piccanti e profumi freschi che richiamano le erbe aromatiche e la mandorla.
Parallelamente cresce anche l’attività di ricerca. In collaborazione con il mondo universitario sono stati avviati studi dedicati alla biodiversità degli olivi presenti sul territorio, che hanno permesso di individuare antichi ecotipi locali accanto alle cultivar più diffuse come Leccino, Frantoio e Ascolana. Un patrimonio genetico che potrebbe rappresentare un elemento distintivo per il futuro della filiera piemontese.
Uno degli obiettivi più importanti del comparto riguarda il riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP), un passaggio che consentirebbe di rafforzare la tutela del prodotto, aumentarne la riconoscibilità sul mercato e offrire maggiori garanzie ai consumatori sull’origine e sulla qualità dell’olio.
L’evoluzione del clima ha favorito negli ultimi anni l’espansione dell’olivicoltura anche in aree tradizionalmente considerate marginali per questa coltura. Tuttavia gli operatori sottolineano come il cambiamento climatico rappresenti anche una sfida, imponendo una gestione sempre più attenta degli impianti e delle risorse idriche.
Per il settore agroalimentare piemontese, l’olio extravergine rappresenta oggi una nicchia ad alto valore aggiunto. La produzione limitata, unita alla crescente attenzione verso la qualità, la sostenibilità e la valorizzazione del territorio, contribuisce a costruire un’identità sempre più definita per un prodotto che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici storiche.

