Il miglior formaggio al mondo è svizzero, ma l’Italia si conferma una potenza assoluta nel panorama lattiero-caseario internazionale. È questo il verdetto emerso dal World Championship Cheese Contest 2026, una delle competizioni più autorevoli del settore, che ogni anno mette a confronto migliaia di prodotti provenienti da tutto il mondo.
A conquistare il titolo assoluto è stato lo svizzero Michael Spycher con il suo formaggio “Hornbacher”, capace di ottenere un punteggio straordinario di 98,98 su 100 grazie a un equilibrio perfetto tra complessità aromatica e dolcezza . Sul podio anche un altro prodotto elvetico, l’Appenzeller, a conferma del momento d’oro della Svizzera nel settore caseario.
Il World Championship Cheese Contest, nato negli Stati Uniti e considerato il più antico concorso caseario americano, ha visto nel 2026 la partecipazione di oltre 3.300 formaggi provenienti da 25 Paesi . I prodotti vengono valutati alla cieca da una giuria internazionale, con un sistema rigoroso che parte da un punteggio perfetto di 100 e sottrae punti per ogni imperfezione .
Una competizione dove le differenze si giocano su centesimi, e dove emergere significa entrare nell’élite mondiale del gusto.
Se il titolo assoluto parla svizzero, il medagliere racconta una storia diversa: quella di un’Italia diffusa, capace di brillare con produzioni che attraversano l’intero territorio nazionale.
Il risultato più eclatante arriva dal Parmigiano Reggiano, che conquista l’oro nella sua categoria con un punteggio superiore ai 99 punti, tra i più alti mai registrati . Un riconoscimento che premia non solo la qualità della materia prima, ma anche la maestria nella stagionatura. I premiati:
– lo Stracchino del Piave, che ottiene una medaglia d’argento, dimostrando come anche i formaggi freschi possano competere ai massimi livelli
– la burrata pugliese, simbolo del Sud Italia, premiata per la sua cremosità e qualità produttiva
– il Gorgonzola dolce e la mozzarella vaccina, che completano un quadro di eccellenza diffusa lungo tutta la Penisola
Il successo italiano non è casuale. È il risultato di una filiera che unisce tradizione artigianale, denominazioni d’origine protetta e una crescente attenzione alla qualità e alla sostenibilità.
Dalle malghe alpine alle masserie pugliesi, il formaggio italiano continua a raccontare territori, identità e saperi antichi, riuscendo al tempo stesso a competere con le migliori produzioni internazionali.
Il dominio svizzero al vertice non ridimensiona il ruolo dell’Italia, che si conferma tra i Paesi più premiati e rispettati del settore. In un mercato globale sempre più competitivo, il confronto tra grandi scuole casearie europee resta aperto.
E mentre la Svizzera festeggia il titolo mondiale, l’Italia può guardare al futuro con una certezza: la sua biodiversità casearia resta un patrimonio unico, difficile da eguagliare.

