Il risiko del vino italiano si arricchisce di una nuova operazione strategica sull’Etna, uno dei territori più dinamici e ambiti dell’enologia contemporanea. La famiglia Moretti Cuseri ha infatti avviato la cessione dei propri vigneti situati in contrada Santo Spirito, a Passopisciaro, a favore di Lamberto Frescobaldi.
Si tratta di circa sei ettari nel cuore della Doc Etna, un’area considerata tra le più vocate del vulcano, capace di esprimere rossi di grande profondità ma anche bianchi di crescente prestigio.
L’operazione, secondo quanto emerge, è ormai alle battute finali, anche se manca ancora l’ufficialità definitiva. Da un lato i Moretti Cuseri – Antonio insieme ai figli Alberto e Amedeo – dall’altro il gruppo guidato da Lamberto Frescobaldi, da tempo attento alle opportunità offerte dall’Etna, territorio sempre più centrale nelle strategie dei grandi player.
Il progetto “Animaetnea”, nato proprio su questi terreni e sviluppato con una produzione di circa 20mila bottiglie e cinque etichette, sembra destinato a una pausa, segnando una svolta significativa nella presenza della famiglia sull’isola.
La scelta non è casuale, ma rientra in una precisa ridefinizione degli asset aziendali. I Moretti Cuseri concentreranno infatti le proprie energie su Feudo Maccari, tenuta da circa 60 ettari vitati situata a Noto, nel sud-est della Sicilia, dove il gruppo opera da oltre vent’anni.
Per Lamberto Frescobaldi, l’operazione rappresenta un ulteriore tassello nella strategia di espansione verso territori ad alta identità. L’Etna, con la sua combinazione di altitudini, suoli vulcanici e microclimi, è oggi uno dei poli più attrattivi per investimenti di fascia alta, sia italiani che internazionali.
Negli ultimi anni il vulcano siciliano ha visto crescere notorietà, quotazioni e domanda, trasformandosi in un laboratorio enologico capace di competere con le grandi denominazioni storiche.
Al di là dei singoli protagonisti, l’operazione invia un segnale chiaro al mercato: l’Etna non è più una nicchia emergente, ma un territorio maturo, dove entrano e si consolidano grandi gruppi con visioni di lungo periodo. E mentre alcuni produttori scelgono di razionalizzare le proprie attività, altri rafforzano la presenza, confermando come il futuro del vino italiano passi sempre più da territori ad alta riconoscibilità e valore identitario.

