Il rallentamento del colosso francese scuote il settore spirits: tra nuovi stili di consumo, strategie premium e boom del no-alcohol, il
Il segnale arriva forte e chiaro dal cuore dell’industria globale degli spirits. Il recente warning di Pernod Ricard non è soltanto un campanello d’allarme isolato, ma il riflesso di un cambiamento strutturale che sta attraversando l’intero settore degli alcolici.
Secondo le stime degli analisti, il gruppo francese si trova ad affrontare una contrazione delle vendite organiche, con previsioni negative anche per l’intero esercizio fiscale 2026, segnale di una domanda più debole e di un contesto macroeconomico meno favorevole. Una dinamica che, inevitabilmente, si riverbera su tutti i grandi player del comparto.
Il punto centrale è uno: si beve meno. E non è una flessione temporanea. Il mercato globale degli alcolici sta vivendo una fase di rallentamento strutturale, con volumi in calo e margini sotto pressione.
Dietro questa trasformazione ci sono fattori profondi: maggiore attenzione alla salute, cambiamenti nelle abitudini delle nuove generazioni e crescita della cultura della moderazione.
In Europa, il fenomeno è particolarmente evidente: una larga parte dei consumatori dichiara di aver ridotto il consumo di alcol, mentre una quota crescente — soprattutto tra i giovani — abbandona del tutto la categoria.
Il warning di Pernod Ricard si inserisce in un quadro già fragile. Altri colossi come Diageo e Heineken hanno mostrato segnali simili: vendite stagnanti, utili sotto pressione e piani di riduzione dei costi.
La crescita post-pandemia si è esaurita, lasciando spazio a una normalizzazione della domanda, con volumi più deboli e maggiore competizione sui prezzi.
In questo scenario, l’attenzione del mercato si concentra su Campari Group. La domanda chiave è se il gruppo italiano riuscirà a resistere meglio rispetto ai concorrenti.
Alcuni segnali sono incoraggianti: focus sui brand premium, con Aperol in prima linea, razionalizzazione del portafoglio e primi segnali di recupero su vendite e marginalità.
Nonostante un contesto complesso, Campari ha mostrato una certa resilienza, sostenuta anche da scelte strategiche più mirate e da una maggiore disciplina operativa.
Il futuro del settore sembra ormai delineato lungo due direttrici principali. Da un lato la premiumization: i consumatori bevono meno, ma meglio. I brand di fascia alta continuano a performare relativamente meglio, grazie a pricing power e posizionamento distintivo.
Dall’altro lato, le bevande analcoliche e low-alcohol stanno emergendo come una delle aree più dinamiche del mercato. Alcuni operatori registrano crescite a doppia cifra, intercettando una domanda in forte evoluzione.
Il warning di Pernod Ricard va quindi letto come un segnale anticipatore: il settore degli alcolici non è più quello di dieci anni fa.
La crescita facile è finita. Al suo posto emergono consumatori più selettivi, pressione sui volumi e necessità di innovazione continua.
In questo contesto, la vera differenza la farà la capacità di adattarsi rapidamente. Campari, grazie a un posizionamento forte e a scelte strategiche mirate, parte con un vantaggio competitivo. Ma la sfida è appena iniziata.
Il mercato globale degli spirits entra così in una nuova fase, più complessa e meno prevedibile. Il warning di Pernod Ricard non è solo una notizia finanziaria: è il segnale di una trasformazione profonda nei consumi. E per i player del settore, il 2026 potrebbe rappresentare un anno spartiacque.

