A Capalbio, tra le colline della Maremma e la costa tirrenica, il vino torna a essere un punto di incontro tra linguaggi creativi. È qui che la Tenuta Monteverro ospita l’edizione 2026 di Arte&Vino, dedicata quest’anno a Chiara Rapaccini, artista e scrittrice conosciuta anche con il nome d’arte RAP.
Dal 16 settembre al 2 novembre, gli spazi della cantina accolgono sette sculture e tre opere in legno concepite come “scatole vino”. Un progetto che mette in dialogo il lavoro dell’artista con un territorio al quale Rapaccini è legata anche sul piano personale e familiare. La rassegna è curata da Maria Concetta Monaci e organizzata dall’associazione culturale Il Frantoio.
Il cuore dell’esposizione sono piccoli personaggi che raccontano, attraverso una dimensione volutamente intima, emozioni e relazioni. Le figure sono realizzate in acrilico su legno riciclato e, in alcuni casi, poggiano su materiali recuperati dalle spiagge della Maremma. Sabbia, corde, chiodi e superfici irregolari diventano così parte integrante dell’opera, restituendo una materia che sembra appartenere direttamente al paesaggio circostante.
Accanto alle sculture compaiono tre “scatole vino” in legno dipinto, piccoli contenitori trasformati in superfici narrative. Il vino diventa così non soltanto un oggetto della cultura materiale del territorio, ma anche un pretesto per parlare di memoria, affetti, quotidianità e immaginazione.
È proprio il legame con la Maremma a dare alla mostra una dimensione personale. Rapaccini ha raccontato di avere origini familiari legate alla zona di Cecina, dove il nonno produceva olio e vino. Il progetto realizzato per Monteverro nasce anche da questa memoria e dalla volontà di mettere in relazione terra, mare e cultura del vino.
L’universo creativo di RAP si inserisce in un percorso artistico che attraversa discipline differenti. Fiorentina di nascita e romana d’adozione, Rapaccini lavora tra pittura, scultura, illustrazione, design e scrittura; è autrice di romanzi e libri per ragazzi e ha raggiunto una vasta notorietà anche attraverso il progetto “Amori sfigati”. Nel corso della sua carriera ha esposto in diverse città internazionali, tra cui New York, Buenos Aires, Tokyo, Parigi e Bruxelles.
La collaborazione con Monteverro si inserisce in una relazione più ampia tra la cantina e il mondo dell’arte contemporanea. Negli anni precedenti, il progetto Arte&Vino ha coinvolto artisti come Giulio Bensasson, Bruno Pellegrino, Davide Dormino, Elena Saracino e Matteo Nasini. Nel 2026 la tenuta ha inoltre avviato una collaborazione con Hypermaremma, ospitando l’installazione “L’Albero della Maremma” di Azzurra Galatolo.
L’arte, per Monteverro, non si limita però agli spazi della cantina. Dal 2017 la tenuta porta avanti anche il progetto “Etichette d’artista”, attraverso il quale le bottiglie diventano supporti per interventi creativi contemporanei. Nel corso del 2026, per esempio, le etichette di Verruzzo e Vermentino hanno accolto una rielaborazione dell’opera di Azzurra Galatolo, proseguendo un percorso nel quale il vino diventa anche strumento di racconto visivo del territorio.
La scelta di Chiara Rapaccini rafforza dunque una vocazione precisa: utilizzare la cultura del vino come porta d’accesso a un immaginario più ampio, nel quale paesaggio, memoria e creatività convivono. Una direzione particolarmente coerente con la Maremma contemporanea, territorio in cui il mondo vitivinicolo dialoga sempre più spesso con arte, design, cinema e ospitalità. Anche recenti iniziative culturali e territoriali hanno infatti confermato il ruolo delle cantine di Capalbio come luoghi capaci di andare oltre la sola produzione enologica.
Con Arte&Vino 2026, Monteverro sceglie quindi di trasformare ancora una volta la cantina in uno spazio di incontro. Le piccole figure di RAP, con la loro dimensione ironica e insieme malinconica, diventano interpreti di una Maremma fatta di materia, ricordi e paesaggi: un racconto nel quale il vino non è il punto d’arrivo, ma l’inizio di una storia più ampia.

