Cantina Kurtatsch accelera e chiude l’esercizio 2025/2026 con il fatturato più alto della propria storia: 12,34 milioni di euro, pari a una crescita dell’11,08% rispetto all’esercizio precedente. Un risultato che racconta non soltanto l’aumento del giro d’affari, ma l’evoluzione di un modello cooperativo che negli ultimi anni ha puntato con decisione sulla valorizzazione del territorio, sul posizionamento dei vini e sulla costruzione di rapporti più diretti con mercati e consumatori.
Fondata nel 1900, la realtà di Cortaccia, in Alto Adige, riunisce oggi 190 famiglie viticole e può contare su circa 190 ettari di vigneto, distribuiti in un territorio caratterizzato da una notevole varietà altimetrica: le vigne si trovano infatti tra i 220 e i 900 metri di quota. È proprio questa diversità, insieme alla lettura delle singole zone di produzione, a rappresentare uno dei pilastri dell’identità della cantina.
Il dato più interessante, oltre alla crescita del fatturato, riguarda però la qualità economica della crescita. Negli ultimi cinque anni il valore medio per bottiglia è aumentato del 23,40%, segnale di una strategia che non punta semplicemente a vendere più vino, ma a rafforzare il valore percepito delle proprie etichette. Al centro di questo percorso c’è anche la linea TERROIR, costruita intorno alla relazione tra vitigno, altitudine e specificità delle diverse aree viticole.
La stessa filosofia emerge nel lavoro sulle Unità Geografiche Aggiuntive, con nove vini riconducibili a otto UGA. L’obiettivo è rendere sempre più leggibile il rapporto tra vino e luogo di origine, valorizzando elementi come suolo, microclima, quota e varietà. Una scelta che si inserisce in un mercato nel quale la provenienza e la riconoscibilità territoriale assumono un peso crescente nelle decisioni di acquisto.
Sul fronte internazionale, Cantina Kurtatsch ha consolidato la propria presenza soprattutto in Svizzera, Stati Uniti e Belgio, mentre negli ultimi due anni ha ampliato la rete di interlocutori in Svezia, Danimarca e Finlandia. Accanto ai mercati già strutturati, la cantina guarda inoltre a Paesi come Messico, Brasile e Taiwan, ancora caratterizzati da volumi più contenuti ma considerati interessanti in prospettiva.
La strategia, tuttavia, non sembra essere quella di inseguire una semplice espansione geografica. La priorità è individuare importatori e partner capaci di comprendere il posizionamento della cantina e di accompagnarne i vini nei canali più coerenti. Un approccio che punta quindi sulla qualità delle relazioni commerciali più che sulla quantità dei mercati raggiunti.
Parallelamente, la cooperativa altoatesina ha deciso di rafforzare la propria struttura sul mercato italiano con una nuova figura dedicata al ruolo di Brand Ambassador e Area Manager. La scelta segnala la volontà di aumentare la presenza sul territorio nazionale e di consolidare il dialogo con ristorazione, operatori e professionisti del vino.
A completare il quadro è l’enoturismo, diventato negli ultimi anni una componente sempre più importante della strategia aziendale. Tra l’esercizio 2023/2024 e quello 2025/2026, il numero complessivo dei visitatori è cresciuto del 23%, mentre il fatturato generato dalle attività enoturistiche ha registrato un incremento molto più marcato, pari al 41,97%.
La distanza tra la crescita delle presenze e quella dei ricavi è particolarmente significativa: indica una maggiore capacità di trasformare la visita in cantina in un’esperienza a più alto valore. A questo risultato hanno contribuito anche nuove proposte di degustazione e formule più personalizzate, insieme all’inserimento di una figura dedicata all’ospitalità. Sul sito ufficiale la cantina presenta oggi diverse modalità di visita, tra cui il percorso TERROIR e le esperienze dedicate alla scoperta dei vigneti e delle UGA.
Il fenomeno si inserisce in una trasformazione più ampia del settore. L’enoturismo sta infatti assumendo un ruolo sempre più strategico per le aziende vitivinicole italiane: la cantina non è più soltanto il luogo in cui il vino viene prodotto, ma diventa anche uno spazio di vendita, comunicazione e relazione diretta con il consumatore.
Nel caso di Kurtatsch, il territorio diventa così parte integrante dell’esperienza. La forte escursione altimetrica dei vigneti, la varietà delle condizioni pedoclimatiche e il modello cooperativo possono essere raccontati direttamente al visitatore, trasformando la degustazione in uno strumento per comprendere l’identità produttiva della cantina.
Il risultato dell’esercizio 2025/2026 fotografa quindi una realtà che sta cercando di crescere soprattutto in valore. Il fatturato record, l’aumento del prezzo medio per bottiglia, il consolidamento dell’export e la crescita dell’enoturismo seguono una direzione comune: rafforzare il posizionamento senza perdere il legame con il territorio e con le famiglie che ne costituiscono la base produttiva.
Per una cooperativa nata oltre un secolo fa, la sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa accelerazione in una crescita strutturale. In un mercato del vino sempre più competitivo e selettivo, Cantina Kurtatsch sembra aver scelto una strada precisa: meno attenzione alla rincorsa dei volumi e maggiore investimento su identità, valore, distribuzione qualificata e rapporto diretto con il pubblico. Un modello nel quale il territorio non è soltanto l’origine del vino, ma diventa il principale elemento attraverso cui costruire valore economico e riconoscibilità.

