Il sistema Valpolicella conferma la propria solidità, scegliendo di privilegiare il valore della denominazione rispetto alla crescita dei volumi. È quanto emerge dalla sesta edizione del Valpolicella Annual Report, presentata a Venezia dal Consorzio di Tutela Vini Valpolicella, che fotografa l’andamento produttivo del 2025.
Nel corso dell’anno sono state immesse sul mercato quasi 57,5 milioni di bottiglie, con una flessione del 3% rispetto al 2024. Una dinamica che interessa tutte le principali tipologie della denominazione: Amarone e Recioto si attestano a circa 13,58 milioni di bottiglie (-2,4%), il Valpolicella Ripasso raggiunge 27,37 milioni (-3,7%), mentre il Valpolicella Doc si ferma a 16,5 milioni (-2,7%). Un andamento che il Consorzio interpreta come una fase di riequilibrio dell’offerta, in linea con l’evoluzione della domanda internazionale.
Sul fronte produttivo, la vendemmia ha generato 840.510 quintali di uva, dei quali 327.545 quintali destinati all’appassimento, elemento distintivo della produzione di Amarone e Recioto. Rimane sostanzialmente stabile anche il patrimonio vitato della denominazione, che si estende su 8.614 ettari distribuiti tra 19 Comuni della provincia di Verona.
Il vigneto mantiene una forte identità varietale. La Corvina rappresenta oltre la metà della superficie rivendicata (56%), seguita da Rondinella e Corvinone, entrambe al 19%, mentre la Molinara continua a occupare una quota più contenuta. Una composizione che conferma il forte legame della denominazione con il territorio e con le varietà storiche della Valpolicella.
Anche sul piano commerciale la denominazione continua a mostrare una significativa apertura internazionale. I vini della Valpolicella sono oggi presenti in 87 Paesi, risultato sostenuto dall’intensa attività promozionale del Consorzio, che negli ultimi anni ha incrementato iniziative ed eventi dedicati ai mercati esteri per rafforzare il posizionamento delle aziende associate.
Secondo il presidente del Consorzio, Christian Marchesini, l’attuale scenario internazionale richiede una gestione sempre più attenta della denominazione, privilegiando la tutela del valore economico e dell’identità dei vini rispetto alla semplice crescita quantitativa. Una strategia che punta a garantire competitività nel lungo periodo, accompagnando le imprese in una fase di trasformazione dei consumi e dei mercati internazionali.
La fotografia del 2025 conferma quindi una denominazione che affronta con prudenza il rallentamento della domanda mondiale, mantenendo saldo il proprio posizionamento tra le principali eccellenze vitivinicole italiane grazie a un equilibrio tra produzione, qualità e presenza sui mercati esteri.

