Il vino italiano continua a fare i conti con livelli di giacenza superiori alla media, nonostante una progressiva riduzione delle scorte registrata negli ultimi mesi. Secondo gli ultimi dati elaborati dal sistema “Cantina Italia” dell’Icqrf, al 31 maggio 2026 nelle cantine italiane risultavano stoccati 49,1 milioni di ettolitri di vino, un valore che segna un calo rispetto ai mesi precedenti ma che rimane comunque superiore del 5,4% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il dato evidenzia una situazione che il comparto osserva con crescente attenzione. Da un lato, la discesa sotto la soglia dei 50 milioni di ettolitri rappresenta un segnale di alleggerimento delle giacenze; dall’altro, il livello complessivo resta particolarmente elevato se confrontato con la media delle ultime campagne vitivinicole e con l’avvicinarsi della vendemmia 2026.
Alle scorte di vino si aggiungono inoltre circa 4,2 milioni di ettolitri di mosti, in forte crescita rispetto all’anno precedente, elemento che contribuisce a mantenere elevata la disponibilità complessiva di prodotto lungo la filiera.
La fotografia del settore conferma una dinamica già emersa nei primi mesi dell’anno. A marzo 2026 le giacenze risultavano infatti superiori del 5,7% rispetto allo stesso periodo del 2025, segnalando una sostanziale stabilità del surplus accumulato nelle cantine italiane.
Tra i fattori che contribuiscono a questo scenario vi sono consumi interni più prudenti, una domanda internazionale meno dinamica rispetto agli anni della forte crescita post-pandemica e un contesto economico che continua a influenzare gli acquisti nei principali mercati di riferimento. Diverse analisi del comparto indicano inoltre una fase di rallentamento dell’export e una maggiore selettività della domanda globale, soprattutto nelle fasce di prezzo medio-alte.
Dal punto di vista territoriale, il Nord Italia continua a detenere la quota maggiore delle scorte nazionali, con il Veneto che mantiene un ruolo centrale grazie al peso delle principali denominazioni. Le produzioni a Denominazione di Origine Protetta rappresentano oltre la metà delle giacenze complessive, confermando la forte concentrazione del patrimonio vitivinicolo italiano nelle categorie a maggiore valore aggiunto.
L’attenzione degli operatori si concentra ora sulla prossima vendemmia. L’evoluzione delle condizioni climatiche, l’andamento delle esportazioni nella seconda parte dell’anno e la capacità del mercato di assorbire le attuali disponibilità saranno determinanti per definire gli equilibri della campagna 2026-2027. Se da una parte il graduale calo delle giacenze rappresenta un segnale incoraggiante, dall’altra il comparto continua a monitorare con cautela un quadro che richiede equilibrio tra produzione, domanda e valorizzazione delle denominazioni italiane sui mercati internazionali.

