Quindici anni di sperimentazione, una scelta produttiva diventata nel tempo una cifra distintiva e un territorio al centro di ogni decisione. È il percorso di Cirelli, realtà vitivinicola nata ad Atri, nel Teramano, che nel 2026 celebra i quindici anni trascorsi dalla prima vinificazione in anfora.
La storia comincia nel 2011, quando l’utilizzo della terracotta rappresentava ancora una strada poco esplorata nel panorama enologico italiano e, in particolare, in Abruzzo. Da allora l’anfora è entrata progressivamente nel progetto produttivo della cantina, non come elemento decorativo o semplice richiamo alla tradizione, ma come strumento attraverso cui osservare il rapporto tra uva, suolo, annata e trasformazione del vino.
Ad Atri, nel paesaggio delle Colline Teramane, questo percorso si sviluppa all’interno di una realtà agricola di 22 ettari certificata biologica. Vigneti e uliveti convivono con coltivazioni, frutteti e allevamento, secondo un modello che punta sulla diversificazione e sul rispetto dei cicli naturali. La stessa azienda sottolinea il ruolo della rotazione delle colture, del riposo dei terreni e del pascolo nel proprio sistema agricolo.
È in questo contesto che l’anfora assume un significato più ampio. La terracotta consente infatti di accompagnare fermentazione e affinamento senza introdurre le caratteristiche aromatiche tipicamente associate al legno, lasciando maggiore spazio alla materia prima e alla sua evoluzione. Nel corso degli anni Cirelli ha così costruito una gamma dedicata a diverse varietà rappresentative dell’Abruzzo: Trebbiano d’Abruzzo, Cerasuolo d’Abruzzo, Montepulciano d’Abruzzo e Pecorino.
Tra le espressioni più recenti di questo lavoro c’è il Trebbiano d’Abruzzo DOC Amphora 2022, prodotto in un’edizione dedicata ai lunghi affinamenti. Le uve, raccolte manualmente nel settembre 2022, provengono da un vigneto destinato esclusivamente a questa etichetta. Dopo la diraspatura, la macerazione dura 24 ore; il mosto viene quindi separato dalle bucce e la fermentazione prende avvio spontaneamente nelle anfore di terracotta grazie ai lieviti indigeni. Il vino rimane successivamente sulle fecce fini per 40 mesi.
Un affinamento particolarmente lungo, possibile secondo la cantina soltanto nelle annate considerate adatte a sostenere un’evoluzione di questo tipo. Il vino è stato imbottigliato nel gennaio 2026 in una produzione limitata a 2.000 bottiglie, diventando una delle espressioni più rappresentative della ricerca avviata quindici anni fa.
La sperimentazione, però, non si esaurisce in un’unica modalità di utilizzo dell’anfora. Il Cerasuolo d’Abruzzo segue un percorso differente, con fermentazione spontanea e permanenza di circa sei mesi; per l’Abruzzo Pecorino la macerazione può arrivare fino a 48 ore, prima dell’affinamento in anfore interrate; il Montepulciano d’Abruzzo prevede invece una macerazione più lunga, fino a dieci giorni, seguita dalla fermentazione malolattica e da un affinamento di circa due anni.
Oggi la cantina dispone di 25 anfore, realizzate artigianalmente a Impruneta e con una capacità di circa 800 litri. Nei vigneti destinati alla Linea Anfora, caratterizzati da terreni argillosi e calcarei, le uve vengono raccolte manualmente e lavorate seguendo un’impostazione produttiva coerente con la filosofia agricola della casa.
Il traguardo dei quindici anni arriva inoltre in una fase importante per la società. Nel maggio 2025 Cirelli è entrata nel perimetro di Tenuta Ulisse, controllata da White Bridge Investments II, attraverso l’acquisizione dell’intero capitale della società. L’operazione ha inserito la cantina di Atri in un progetto di aggregazione più ampio nel comparto vitivinicolo, mantenendo però l’autonomia produttiva e l’identità artigianale di Cirelli.
La nuova dimensione societaria non ha modificato il significato attribuito all’anfora. Per Luigi Ulisse, amministratore delegato di Tenuta Ulisse, il recipiente resta uno strumento all’interno di un sistema più articolato, costruito intorno ad agricoltura, biodiversità, suolo e territorio.
È forse proprio questa la chiave per leggere i quindici anni di Cirelli: non la celebrazione di una tecnica diventata di moda, ma la continuità di una ricerca iniziata quando la vinificazione in terracotta era ancora una scelta poco convenzionale. Ad Atri l’anfora continua così a essere utilizzata come mezzo, mentre il centro del racconto rimane il vino e, attraverso il vino, il paesaggio abruzzese.
Dalla prima sperimentazione del 2011 alle 25 anfore presenti oggi in cantina, il percorso di Cirelli mostra come una scelta inizialmente pionieristica possa trasformarsi in un linguaggio produttivo senza perdere il carattere agricolo da cui è nata. E il Trebbiano d’Abruzzo Amphora 2022, con i suoi 40 mesi sulle fecce fini e appena 2.000 bottiglie prodotte, rappresenta oggi una delle tappe più recenti di questa storia.

