Il legame tra cambiamento climatico e dealcolazione (la riduzione del grado alcolico) è uno dei temi più caldi per la viticoltura piemontese nel 2026.
L’aumento delle temperature accelera la maturazione zuccherina dell’uva, portando a vini con gradazioni naturali sempre più alte, spesso difficili da gestire commercialmente.
Il riscaldamento globale — e il 2025 è stato tra gli anni più caldi di sempre — causa un disallineamento tra la maturazione tecnologica (accumulo di zuccheri) e quella fenolica (sviluppo di aromi e tannini). Di conseguenza, per ottenere tannini maturi in vitigni come il Nebbiolo o la Barbera, i produttori sono costretti a vendemmiare uve con potenziali alcolici molto elevati, anche del 15-16% vol., che possono risultare “pesanti” o squilibrati nel calice.
Una novità fondamentale è che dal 1° gennaio 2026 è diventato legalmente possibile produrre vino dealcolato in Italia grazie ai nuovi decreti attuativi, tra cui il decreto del 29 dicembre 2025 sulle accise.
Le cantine piemontesi possono ora rimuovere parzialmente l’alcol per riportare i vini a un equilibrio più elegante — ad esempio riducendo un rosso dal 15% al 13,5% vol. — rispondendo sia a esigenze stilistiche sia a un mercato globale che richiede prodotti più leggeri.
In Piemonte la discussione tecnica è molto vivace, con progetti come DEVINO, presentato ad Alba durante Vinum 2026, che esplorano nuove strategie di equilibrio.
Le tecniche principali includono due varianti. La prima è l’osmosi inversa, ossia la filtrazione meccanica tramite membrane che separano acqua e alcol dal resto del vino. La seconda consiste nelle colonne a coni rotanti, considerate la tecnologia d’eccellenza perché lavorano sottovuoto e a basse temperature, preservando i profumi volatili.
Nonostante i progressi tecnologici, molti produttori di Barolo e Barbaresco restano cauti. La sfida è utilizzare la dealcolazione come strumento correttivo per contrastare le annate torride senza snaturare l’identità del terroir, evitando che il vino diventi un prodotto eccessivamente industriale.
di Alessandro Bosio

