Il 2026 si apre con una certezza ormai consolidata: mangiare, bere e concedersi un pasto fuori casa costa di più. Non è un balzo improvviso, né un’emergenza, ma una progressione costante che continua a incidere sulle scelte degli italiani, ridisegnando priorità, abitudini e stili di consumo.
Il quadro macroeconomico parla di un’inflazione più controllata rispetto agli anni passati, ma alcuni comparti restano strutturalmente sotto pressione. Tra questi, alimentari, bevande e ristorazione si confermano le voci più sensibili, quelle che toccano il quotidiano e che, proprio per questo, vengono percepite con maggiore intensità.
La spesa alimentare: aumenti silenziosi ma continui
Sugli scaffali dei supermercati, l’aumento dei prezzi non è più uno shock ma una costante. Prodotti alimentari e bevande analcoliche continuano a registrare rincari superiori alla media generale, con effetti diretti sul budget familiare. Non si tratta solo di beni premium o di nicchia: anche i prodotti di uso quotidiano mostrano listini più alti, spesso giustificati dall’aumento dei costi di produzione, trasporto ed energia.
Il risultato? Carrelli più leggeri, maggiore attenzione alle promozioni e un ritorno a scelte più razionali, dove il rapporto qualità-prezzo diventa decisivo.
Anche il mondo delle bevande alcoliche segue questa traiettoria. I prezzi crescono, ma in modo più selettivo: il consumatore tende a bere meno, ma meglio. Il vino, in particolare, si conferma un bene culturale oltre che di consumo, premiando etichette affidabili e territori riconoscibili, mentre cala l’acquisto impulsivo.
Una trasformazione che spinge il settore a puntare su identità, storytelling e valore, più che sui volumi.
Il comparto della ristorazione è quello dove l’aumento dei prezzi è più visibile. Mangiare fuori casa – dal caffè al ristorante – è diventato un gesto più ponderato. I listini crescono per assorbire costi elevati di materie prime, personale e affitti, ma il cliente è sempre meno disposto ad accettare rincari non accompagnati da qualità, servizio e coerenza.
Ne nasce un nuovo equilibrio: meno uscite, più selezionate, con una preferenza per locali capaci di offrire un’esperienza completa, non solo un piatto.
Più che di emergenza inflattiva, oggi si parla di adattamento. Le famiglie riorganizzano le spese, i consumatori diventano più consapevoli, le imprese del food & beverage sono chiamate a ripensare modelli e posizionamento.
Il cibo resta centrale nella cultura italiana, ma cambia il modo di viverlo: meno spreco, più valore, più attenzione. In un 2025 che non fa sconti, la vera sfida non è solo contenere i prezzi, ma giustificarli.

