C’è un momento in cui il vino smette di essere soltanto un prodotto da degustare e torna a essere ciò che è sempre stato: cultura, paesaggio, economia, identità. È in questa prospettiva che si prepara a tornare a Merano il Merano WineFestival, appuntamento che dal 6 al 10 novembre 2026 celebrerà la sua 35ª edizione nelle sale del Kurhaus. Un’edizione che guarda alla tradizione, ma soprattutto alle trasformazioni che stanno ridisegnando il mondo del vino e dell’enogastronomia.
La manifestazione ideata da Helmuth Köcher si presenta infatti con una dimensione sempre più internazionale. Il programma ufficiale annuncia oltre 700 espositori, più di 10.000 presenze attese, circa 300 rappresentanti della stampa e 1.500 operatori professionali, numeri che raccontano la vocazione ormai consolidata di Merano come luogo d’incontro tra produttori, buyer, comunicazione e pubblico.
Il calendario si aprirà il 6 novembre con TasteTerroir – bio&dynamica, percorso dedicato a vini biologici, biodinamici, naturali, PIWI, orange e produzioni a basso o nullo contenuto alcolico. Dal 7 al 9 novembre entrerà nel vivo il Festival, con le aree Wine Italia, Wine International e Next Platinum, mentre la giornata conclusiva del 10 novembre sarà affidata a Catwalk Champagne &more, dedicata a Champagne, Metodo Classico e abbinamenti gastronomici.
Ma il dato più interessante dell’edizione 2026 non è soltanto nella quantità. È nel tentativo di interpretare un settore che sta cambiando rapidamente.
Alla presentazione ufficiale, ospitata il 7 ottobre al Senato della Repubblica, il vino è stato raccontato come un comparto chiamato a confrontarsi con nuovi comportamenti di consumo, pressione climatica, sostenibilità, tecnologia e mercati internazionali. Accanto a Helmuth Köcher sono intervenuti, tra gli altri, la sindaca di Merano Katharina Zeller, la vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera Maria Chiara Gadda, il presidente di Agenzia ICE Matteo Zoppas, Diana Lenzi di Coldiretti e il sottosegretario al MASAF Luigi D’Eramo.
Il messaggio che emerge è quello di un settore chiamato a rinnovarsi senza perdere la propria identità. La stessa formula del Festival sembra muoversi in questa direzione: alle grandi degustazioni si affiancano momenti di confronto professionale, masterclass, showcooking, incontri dedicati ai buyer e il summit “Respiro e Grido della Terra”, che porterà al centro della discussione il rapporto tra agricoltura, ambiente e futuro della filiera.
Particolarmente significativo è il capitolo dedicato all’innovazione. La collaborazione annunciata con quattro università italiane punta ad affrontare il rapporto tra cambiamento climatico e intelligenza artificiale, mentre il progetto del digital passport del vino introduce una nuova idea di tracciabilità: attraverso un QR Code sarà possibile raccogliere informazioni sul prodotto e sulla sua filiera.
Non si tratta, del resto, di un’iniziativa isolata. Nel corso del 2026 Gourmet’s International ha presentato WineHunter Innovation, ecosistema digitale che integra ambienti 3D, blockchain e un AI Sommelier sviluppato con la Libera Università di Bolzano. Il progetto nasce dalla collaborazione con Connected Reality ed EzLab e punta a trasformare la narrazione del vino in un’esperienza digitale capace di mettere in relazione produttori, operatori e consumatori oltre i limiti fisici dell’evento.
È un passaggio emblematico. Il Merano WineFestival continua a costruire il proprio racconto intorno all’eccellenza, ma nel 2026 sembra voler aggiungere una domanda più urgente: come si conserva il valore del vino in un mercato che cambia?
Anche i consumi stanno modificando lo scenario. Durante la presentazione romana è stata sottolineata la necessità di interpretare nuove abitudini, soprattutto tra le generazioni più giovani, con una crescente attenzione verso vini più immediati e adatti a occasioni informali. Da qui la presenza nel programma di un’area No/Low Alcohol e di una WineHunter Rosé Selection, accanto alle sezioni dedicate alle produzioni più tradizionali.
La dimensione internazionale resta però centrale. Il Festival accoglierà realtà provenienti da 23 Paesi, con attenzione anche a territori meno consueti per il grande pubblico italiano, tra cui Georgia e Azerbaigian, oltre a un focus sul Brasile e a una collaborazione con la Basilicata. L’obiettivo è trasformare Merano in una piattaforma dove il vino italiano possa confrontarsi con linguaggi, mercati e culture differenti.
Una strategia particolarmente rilevante in un momento nel quale l’export rappresenta una delle principali sfide per il comparto. Secondo Agenzia ICE, il vino italiano ha superato gli 8 miliardi di euro di esportazioni nel 2024 e l’obiettivo indicato nel 2026 dal presidente Matteo Zoppas è raggiungere quota 10 miliardi nel più breve tempo possibile.
Merano diventa così qualcosa di più di una vetrina. È un osservatorio privilegiato su ciò che il vino italiano vuole essere nei prossimi anni: profondamente legato ai territori, ma capace di dialogare con la tecnologia; fedele alla cultura del prodotto, ma attento alla trasformazione dei consumi; selettivo e autorevole, senza rinunciare alla ricerca di nuovi mercati.
Il fascino del WineFestival rimane quello di sempre: il Kurhaus, l’eleganza di Merano, i grandi vini e l’incontro diretto con chi li produce. Ma dietro il calice, nel 2026, c’è una riflessione più ampia. Quella di un settore che non può limitarsi a difendere il proprio passato e che deve imparare a raccontare il futuro.
Dal 6 al 10 novembre, dunque, Merano tornerà a essere uno dei luoghi centrali del calendario internazionale del wine & food. Cinque giornate nelle quali l’eccellenza non sarà soltanto una selezione, ma una dichiarazione d’intenti: guardare avanti senza perdere il legame con ciò che rende il vino italiano riconoscibile nel mondo.

