Il vino nel mondo si beve meno. Nel 2025 il consumo globale è sceso a 208 milioni di ettolitri, con una contrazione del 2,7% rispetto all’anno precedente. È il dato fotografato dall’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV) nel rapporto sullo stato del settore vitivinicolo mondiale e rappresenta il punto più basso dal 1961. Una dinamica che non riguarda soltanto un singolo mercato, ma che racconta una trasformazione più ampia delle abitudini di consumo, soprattutto nei Paesi storicamente più legati al vino.
A pagare il prezzo più pesante tra i principali mercati europei è l’Italia. Nel 2025 i consumi nazionali si sono fermati a 20,2 milioni di ettolitri, in calo del 9,4% rispetto ai 22,3 milioni del 2024. L’Italia rimane comunque il terzo mercato mondiale e il secondo dell’Unione europea dopo la Francia, ma la contrazione riporta i consumi sui livelli precedenti alla pandemia.
Il dato italiano assume particolare rilievo perché si inserisce in una fase di cambiamento strutturale. Secondo l’OIV, il calo dei consumi nei mercati maturi è legato a una combinazione di fattori: modifiche negli stili di vita, evoluzione delle abitudini sociali e generazionali, maggiore attenzione alla spesa e pressione dell’inflazione. Dal 2018 il consumo mondiale di vino è diminuito complessivamente del 14%, delineando una tendenza che va oltre le oscillazioni di un singolo anno.
Il quadro europeo conferma la difficoltà. La Francia, primo mercato dell’Unione, ha registrato consumi per circa 22 milioni di ettolitri, in diminuzione del 3,2%, mentre la Germania è scesa a 17,8 milioni, con una flessione del 4,3%. Anche la Spagna ha perso terreno, arrivando a 9,4 milioni di ettolitri. Nel complesso, l’Unione europea ha consumato circa 100,6 milioni di ettolitri, il 48% del totale mondiale, ma con una riduzione del 3,1% rispetto al 2024.
Negli Stati Uniti, primo mercato mondiale, il consumo è sceso del 4,3%, a 31,9 milioni di ettolitri. L’OIV segnala tra i fattori della frenata anche la diminuzione del consumo di alcol tra le fasce più giovani, insieme a una maggiore frammentazione delle preferenze nel comparto delle bevande e alla sensibilità al prezzo. La Cina, altro mercato fondamentale per gli equilibri internazionali, ha invece registrato una nuova contrazione del 13%, fermandosi a 4,8 milioni di ettolitri.
In questo scenario emerge però una geografia del vino molto meno prevedibile. Il caso più evidente è quello del Brasile, che nel 2025 ha raggiunto 4,4 milioni di ettolitri di consumo, il livello più alto mai registrato, con un incremento del 41,9% rispetto ai 3,1 milioni del 2024. In termini assoluti significa circa 1,3 milioni di ettolitri in più in un solo anno. L’OIV indica il Brasile tra i mercati che hanno mostrato maggiore resilienza nel 2025, insieme a Portogallo e Giappone.
Il dato brasiliano va letto anche alla luce della base di confronto particolarmente debole del 2024, ma resta uno dei segnali più interessanti emersi dall’ultima fotografia del mercato mondiale. Per il vino italiano il Paese sudamericano rappresenta infatti un mercato emergente da osservare con attenzione. Secondo i dati riportati da WineNews sulla base delle elaborazioni dell’American Association of Wine Economists, nel primo semestre 2026 il Brasile ha importato vino italiano per 20,1 milioni di euro, con una crescita dell’8,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Non tutto, dunque, è riconducibile a una semplice crisi del vino. I numeri suggeriscono piuttosto una redistribuzione della domanda, con i grandi mercati tradizionali alle prese con consumi più prudenti e alcuni mercati emergenti capaci di mostrare dinamiche differenti. Oltre al Brasile, nel 2025 hanno aumentato i consumi anche Romania (+11%), Giappone (+6,8%), Portogallo (+5,6%), Austria (+6%) e Georgia (+28,1%).
Anche il commercio internazionale riflette questa fase di trasformazione. Nel 2025 le esportazioni mondiali di vino sono diminuite del 4,7% in volume, arrivando a 94,8 milioni di ettolitri, mentre il valore è sceso del 6,7%, a 33,8 miliardi di euro. A pesare sono stati una domanda internazionale più debole e una maggiore incertezza legata alle politiche commerciali e ai dazi.
Per l’Italia il quadro dell’export rimane strategico nonostante la frenata. Nel 2025 le esportazioni italiane hanno raggiunto 21 milioni di ettolitri per un valore di 7,8 miliardi di euro, ma con una diminuzione del 2% in volume e del 3,4% in valore. Gli Stati Uniti si sono confermati il principale mercato italiano per valore, mentre la Germania ha mantenuto il primato per volume.
La fotografia del 2025 restituisce quindi un settore vitivinicolo sospeso tra due fenomeni apparentemente opposti: da una parte il ridimensionamento dei consumi nei mercati maturi, dall’altra la comparsa di nuove aree di crescita. Per l’Italia, che continua a essere uno dei protagonisti assoluti della produzione e dell’export mondiale, la sfida non riguarda soltanto quanto vino vendere, ma dove, a chi e con quale proposta intercettare una domanda che sta cambiando.
Il mercato globale non sta semplicemente smettendo di bere vino: sta modificando il modo in cui lo sceglie, lo consuma e lo considera. Ed è proprio questa trasformazione, più ancora del -2,7% mondiale, il dato destinato a condizionare le strategie dell’industria nei prossimi anni.

