Parigi torna a vendemmiare. E lo fa in uno dei luoghi più inattesi della capitale: sulle pendici di Montmartre, a pochi passi dal Sacré-Cœur, dove tra le strade della città sopravvive un piccolo vigneto capace di raccontare una storia molto più antica dei suoi filari.
È il Clos Montmartre, uno dei simboli più curiosi del patrimonio urbano parigino, tornato protagonista con la vendemmia che precede la 93ª edizione della Fête des Vendanges de Montmartre, in programma dal 7 all’11 ottobre 2026. Quest’anno la raccolta ha portato nei locali della mairie del 18° arrondissement 1.329 chili di uva, raccolti nella mattina del 17 settembre. Dopo la raccolta, i grappoli sono stati trasferiti nei sotterranei del municipio per la pressatura, dando avvio al percorso che porterà alla produzione della nuova cuvée.
La scena ha qualcosa di quasi surreale: intorno ci sono palazzi, atelier, ristoranti e le strade affollate di uno dei quartieri più conosciuti al mondo; dietro le cancellate di rue des Saules, invece, filari di vite continuano a seguire il ritmo delle stagioni. È questa contrapposizione tra metropoli e campagna a rendere il Clos Montmartre un luogo unico nel panorama vitivinicolo francese.
Il vigneto occupa circa 1.556 metri quadrati e conta 1.762 ceppi, con una sorprendente varietà ampelografica: la Ville de Paris indica 27 vitigni differenti, con una prevalenza di gamay e pinot. La produzione media si aggira intorno a una tonnellata di uva e consente di ottenere circa 2.000 bottiglie da mezzo litro di vino rosso e rosato.
Ma la storia del vino a Montmartre non nasce nel Novecento. Le prime testimonianze della viticoltura sulla collina risalgono al Medioevo, quando le religiose dell’Abbazia di Montmartre contribuirono allo sviluppo della coltivazione della vite. Nei secoli successivi il paesaggio cambiò radicalmente, fino alla scomparsa dei vigneti storici sotto la pressione dell’urbanizzazione.
La rinascita del vigneto è legata agli anni Trenta. Nel 1933 furono piantate nuove viti su un terreno municipale di rue des Saules, anche con l’obiettivo di preservare quell’area da un progetto edilizio e mantenere viva la memoria agricola della Butte. L’anno successivo arrivò la prima Fête des Vendanges, dando origine a una tradizione che continua ancora oggi.
Da allora il vino di Montmartre è diventato soprattutto un progetto culturale e sociale. Le bottiglie prodotte nelle cantine della mairie del 18° arrondissement vengono infatti commercializzate attraverso il comitato che cura la manifestazione e i proventi sono destinati ad attività sociali sul territorio. La vendemmia, dunque, non è soltanto una celebrazione enologica, ma anche un appuntamento legato all’identità e alla solidarietà del quartiere.
Il processo produttivo conserva inoltre una dimensione artigianale. I giardinieri della Ville de Paris seguono le viti durante tutto l’anno, affiancati da professionisti della viticoltura e dell’enologia; dopo la raccolta entrano in gioco gli specialisti della vinificazione, che seguono pressatura, fermentazione e imbottigliamento nelle cantine del municipio.
Il risultato non pretende di competere con le grandi denominazioni francesi. Il valore del Clos Montmartre è altrove: nella sua capacità di condensare in poche migliaia di bottiglie la memoria di un quartiere e di una città. È un vino che nasce dentro Parigi e che porta con sé il carattere irripetibile di un vigneto urbano.
La vendemmia rappresenta così soltanto l’inizio della celebrazione. Dal 7 all’11 ottobre 2026, Montmartre ospita la 93ª Fête des Vendanges, quest’anno dedicata alla musica come linguaggio capace di attraversare generazioni e culture. Concerti, spettacoli, degustazioni, incontri e iniziative diffuse coinvolgono l’intero 18° arrondissement.
Al centro della manifestazione resta naturalmente il Clos Montmartre. Il programma prevede visite alle vigne, appuntamenti dedicati alla vendemmia e, sabato 10 ottobre, il Ban des Vendanges, seguito dal tradizionale Grand Défilé. Le visite permettono inoltre di entrare nel vigneto e conoscerne storia e caratteristiche attraverso il racconto dello storico Jean-Manuel Gabert.
Il calendario racconta quindi una Parigi diversa da quella delle grandi maison, dei boulevard e dei monumenti. Una Parigi agricola, quasi nascosta, dove la vite sopravvive tra i tetti della capitale e diventa ogni anno occasione di incontro.
È forse proprio questa la peculiarità del Clos Montmartre: non essere semplicemente un vigneto dentro una grande città, ma un frammento di memoria capace di resistere alla trasformazione urbana. Ogni vendemmia rinnova quella storia, mentre ogni bottiglia diventa una piccola testimonianza di una Parigi chne, ancora oggi, sa sorprendere anche attraverso il vino.
tra vigne, storia e festa
Nel cuore della capitale francese il Clos Montmartre rinnova una tradizione nata negli anni Trenta: 1.329 chili di uva raccolti sulla collina e una festa che dal 7 all’11 ottobre trasforma il 18° arrondissement in un grande palcoscenico dedicato alla cultura del vino
Parigi torna a vendemmiare. E lo fa in uno dei luoghi più inattesi della capitale: sulle pendici di Montmartre, a pochi passi dal Sacré-Cœur, dove tra le strade della città sopravvive un piccolo vigneto capace di raccontare una storia molto più antica dei suoi filari.
È il Clos Montmartre, uno dei simboli più curiosi del patrimonio urbano parigino, tornato protagonista con la vendemmia che precede la 93ª edizione della Fête des Vendanges de Montmartre, in programma dal 7 all’11 ottobre 2026. Quest’anno la raccolta ha portato nei locali della mairie del 18° arrondissement 1.329 chili di uva, raccolti nella mattina del 17 settembre. Dopo la raccolta, i grappoli sono stati trasferiti nei sotterranei del municipio per la pressatura, dando avvio al percorso che porterà alla produzione della nuova cuvée.
La scena ha qualcosa di quasi surreale: intorno ci sono palazzi, atelier, ristoranti e le strade affollate di uno dei quartieri più conosciuti al mondo; dietro le cancellate di rue des Saules, invece, filari di vite continuano a seguire il ritmo delle stagioni. È questa contrapposizione tra metropoli e campagna a rendere il Clos Montmartre un luogo unico nel panorama vitivinicolo francese.
Il vigneto occupa circa 1.556 metri quadrati e conta 1.762 ceppi, con una sorprendente varietà ampelografica: la Ville de Paris indica 27 vitigni differenti, con una prevalenza di gamay e pinot. La produzione media si aggira intorno a una tonnellata di uva e consente di ottenere circa 2.000 bottiglie da mezzo litro di vino rosso e rosato.
Ma la storia del vino a Montmartre non nasce nel Novecento. Le prime testimonianze della viticoltura sulla collina risalgono al Medioevo, quando le religiose dell’Abbazia di Montmartre contribuirono allo sviluppo della coltivazione della vite. Nei secoli successivi il paesaggio cambiò radicalmente, fino alla scomparsa dei vigneti storici sotto la pressione dell’urbanizzazione.
La rinascita del vigneto è legata agli anni Trenta. Nel 1933 furono piantate nuove viti su un terreno municipale di rue des Saules, anche con l’obiettivo di preservare quell’area da un progetto edilizio e mantenere viva la memoria agricola della Butte. L’anno successivo arrivò la prima Fête des Vendanges, dando origine a una tradizione che continua ancora oggi.
Da allora il vino di Montmartre è diventato soprattutto un progetto culturale e sociale. Le bottiglie prodotte nelle cantine della mairie del 18° arrondissement vengono infatti commercializzate attraverso il comitato che cura la manifestazione e i proventi sono destinati ad attività sociali sul territorio. La vendemmia, dunque, non è soltanto una celebrazione enologica, ma anche un appuntamento legato all’identità e alla solidarietà del quartiere.
Il processo produttivo conserva inoltre una dimensione artigianale. I giardinieri della Ville de Paris seguono le viti durante tutto l’anno, affiancati da professionisti della viticoltura e dell’enologia; dopo la raccolta entrano in gioco gli specialisti della vinificazione, che seguono pressatura, fermentazione e imbottigliamento nelle cantine del municipio.
Il risultato non pretende di competere con le grandi denominazioni francesi. Il valore del Clos Montmartre è altrove: nella sua capacità di condensare in poche migliaia di bottiglie la memoria di un quartiere e di una città. È un vino che nasce dentro Parigi e che porta con sé il carattere irripetibile di un vigneto urbano.
La vendemmia rappresenta così soltanto l’inizio della celebrazione. Dal 7 all’11 ottobre 2026, Montmartre ospita la 93ª Fête des Vendanges, quest’anno dedicata alla musica come linguaggio capace di attraversare generazioni e culture. Concerti, spettacoli, degustazioni, incontri e iniziative diffuse coinvolgono l’intero 18° arrondissement.
Al centro della manifestazione resta naturalmente il Clos Montmartre. Il programma prevede visite alle vigne, appuntamenti dedicati alla vendemmia e, sabato 10 ottobre, il Ban des Vendanges, seguito dal tradizionale Grand Défilé. Le visite permettono inoltre di entrare nel vigneto e conoscerne storia e caratteristiche attraverso il racconto dello storico Jean-Manuel Gabert.
Il calendario racconta quindi una Parigi diversa da quella delle grandi maison, dei boulevard e dei monumenti. Una Parigi agricola, quasi nascosta, dove la vite sopravvive tra i tetti della capitale e diventa ogni anno occasione di incontro.
È forse proprio questa la peculiarità del Clos Montmartre: non essere semplicemente un vigneto dentro una grande città, ma un frammento di memoria capace di resistere alla trasformazione urbana. Ogni vendemmia rinnova quella storia, mentre ogni bottiglia diventa una piccola testimonianza di una Parigi che, ancora oggi, sa sorprendere anche attraverso il vino.

