La vendemmia non è soltanto il momento in cui l’uva lascia la vite. È un passaggio, quasi un rito, nel quale il paesaggio cambia volto e il lavoro in vigna entra nella sua fase più intensa. È da questa atmosfera che prende il via oggi Cantine Aperte in Vendemmia 2026, l’iniziativa del Movimento Turismo del Vino che fino al 25 ottobre apre le porte delle aziende associate in tutta Italia.
La manifestazione, quest’anno anticipata di una settimana, segue l’evoluzione dei calendari di raccolta che in diversi territori iniziano sempre prima. Il programma si sviluppa così per oltre due mesi, intercettando le vendemmie più precoci destinate a bianchi e spumanti e accompagnando progressivamente quelle delle aree dove la raccolta arriva più avanti.
Il risultato è un itinerario ideale attraverso l’Italia del vino: dalla vigna alla cantina, dalla raccolta alla pigiatura, fino ai primi momenti della fermentazione. Non una semplice degustazione, dunque, ma la possibilità di osservare una bottiglia nel momento in cui il suo racconto prende forma.
Il Movimento Turismo del Vino, che oggi riunisce oltre 800 cantine distribuite in 20 regioni e propone più di 300 eventi all’anno, costruisce attorno alla vendemmia una delle sue principali occasioni di incontro tra produttori e pubblico.
Il valore dell’iniziativa sta soprattutto nella sua dimensione territoriale. La vendemmia italiana non è un’esperienza uniforme: cambia con i vitigni, con il paesaggio, con le tradizioni agricole e con la cultura gastronomica locale. In Toscana, per esempio, gli appuntamenti comprendono escursioni, trekking tra i filari e degustazioni guidate; in altre regioni il programma si concentra maggiormente sulla convivialità, sulla musica, sui prodotti tipici o sulle attività didattiche.
È questa pluralità a trasformare Cantine Aperte in Vendemmia in una sorta di atlante dell’enoturismo italiano. Lo stesso gesto – raccogliere un grappolo, entrare in cantina, assaggiare il mosto o sedersi a tavola – assume significati diversi a seconda del territorio.
Le esperienze spaziano infatti dalla vendemmia didattica ai picnic in vigna, dalle passeggiate alle degustazioni, dagli incontri con il produttore alle cene tra i filari. Una formula che intercetta anche un pubblico familiare: alcune aziende coinvolgono i bambini nella raccolta e nella pigiatura, trasformando la giornata in un laboratorio dedicato alla conoscenza della natura e della produzione del vino.
Il tema dell’esperienza è del resto sempre più centrale nell’evoluzione dell’enoturismo. Una ricerca del CESEO – Centro Studi Enoturistici e Oleoturistici – evidenzia come il settore stia cercando di ampliare l’accessibilità e di trasformare la visita in cantina in un percorso più articolato, nel quale vino, territorio e modalità di fruizione diventano elementi inseparabili.
Anche la distribuzione geografica delle proposte racconta un mercato estremamente vario. Nel Centro Italia il rapporto tra vino e paesaggio assume un ruolo particolarmente forte, mentre in altre aree cresce il peso delle esperienze conviviali e degli eventi. Al Nord emerge una maggiore attenzione alla flessibilità dell’accoglienza. Sono tendenze, più che categorie rigide, che confermano come la forza dell’enoturismo italiano risieda proprio nella capacità di adattarsi alle identità locali.
Ma la vendemmia 2026 guarda anche oltre i confini nazionali. Settembre e ottobre rappresentano infatti un periodo strategico per intercettare i turisti stranieri che scelgono l’Italia e che possono trovare nelle cantine un’esperienza difficilmente replicabile altrove: assistere direttamente alla nascita di un vino.
Secondo i dati riportati dal CESEO, nel 2025 una parte significativa delle cantine del campione ha registrato una presenza straniera molto rilevante: per circa il 30% delle aziende analizzate i visitatori internazionali arrivavano a rappresentare quasi la metà degli ingressi, con differenze territoriali marcate e una quota particolarmente elevata nel Centro Italia.
Il dato diventa ancora più interessante se confrontato con la dimensione complessiva del turismo internazionale in Italia. Nel 2025 il Paese ha accolto circa 104 milioni di viaggiatori stranieri, mentre meno del 10% avrebbe visitato un’azienda vitivinicola. Il problema, secondo il CESEO, non sembra quindi essere l’assenza di domanda, quanto piuttosto la possibilità di raggiungere facilmente le cantine e di trovare informazioni e servizi adeguati.
Da qui nasce una delle grandi opportunità per il futuro del settore. Portare più visitatori internazionali nelle aziende significa infatti non soltanto aumentare gli ingressi, ma creare un rapporto più diretto tra il viaggiatore e le denominazioni italiane. Una visita può trasformarsi in acquisto, ma anche in un legame destinato a continuare una volta rientrati nel Paese d’origine.
«Cantine Aperte in Vendemmia racconta forse meglio di ogni altro appuntamento quanto sia straordinariamente diversa l’Italia del vino», sottolinea Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente del Movimento Turismo del Vino. La sfida, secondo la presidente, è valorizzare questa diversità anche sui mercati internazionali, considerando che la presenza straniera nelle cantine italiane resta ancora molto inferiore rispetto al potenziale rappresentato dai flussi turistici verso il Paese.
La vendemmia diventa così anche uno strumento di promozione territoriale. Il turista non incontra soltanto un vino, ma il paesaggio nel quale nasce, il produttore che lo interpreta, la cucina che lo accompagna e le tradizioni che lo hanno costruito.
È una prospettiva che supera il modello della semplice visita aziendale e si avvicina a quello di un viaggio esperienziale. Il vigneto diventa destinazione, la cantina luogo di racconto e il vino una chiave per entrare in contatto con una comunità.
Per le famiglie, intanto, la vendemmia offre un modo immediato per riavvicinarsi alla campagna e alla cultura alimentare. Per gli appassionati rappresenta l’occasione di osservare da vicino una fase normalmente nascosta della produzione. Per il pubblico internazionale può diventare una porta d’ingresso privilegiata alla geografia del vino italiano.
Dal 24 agosto al 25 ottobre 2026, Cantine Aperte in Vendemmia mette dunque in calendario non soltanto degustazioni, ma un viaggio lungo la Penisola nel momento più dinamico dell’anno vitivinicolo. Le modalità di partecipazione, gli orari, i prezzi e le eventuali prenotazioni sono stabiliti dalle singole cantine aderenti e i programmi vengono pubblicati progressivamente dal Movimento Turismo del Vino.
La vera protagonista resta però la vendemmia: quel breve periodo in cui il confine tra vino, paesaggio, cultura e ospitalità diventa quasi invisibile. E in cui, da Nord a Sud, l’Italia torna a raccontarsi attraverso il suo gesto agricolo più antico e contemporaneo allo stesso tempo.

