Il Pinot Nero cambia passo in Oltrepò Pavese e nel 2026 diventa il vitigno più piantato del territorio. Non si tratta soltanto di una conferma della vocazione storica delle colline in provincia di Pavia, ma di un dato che fotografa una trasformazione ormai evidente nel vigneto oltrepadano: il Pinot Nero ha superato le principali varietà concorrenti e oggi rappresenta quasi un quarto dell’intera superficie vitata.
Secondo i dati aggiornati dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, sono 11.539 gli ettari complessivi considerati nelle statistiche, dei quali 2.869 destinati al Pinot Nero, pari al 24,9%. Una quota che colloca la varietà davanti alla Croatina, al 24,7%, e alla Barbera, che raggiunge il 13,6%. Il Pinot Nero è quindi diventato la prima varietà dell’Oltrepò non soltanto per la sua notorietà internazionale, ma anche per il peso concreto che occupa nel paesaggio viticolo.
Il dato assume particolare significato perché arriva in un territorio che da decenni ha costruito una parte della propria identità proprio attorno a questo vitigno. La Lombardia indica oggi nell’Oltrepò Pavese uno dei principali distretti italiani del Pinot Nero: la superficie dedicata alla varietà è indicata intorno ai 2.800 ettari anche nelle fonti istituzionali regionali, mentre il Consorzio sottolinea il ruolo dell’area come capitale italiana del Pinot Nero.
La forza del Pinot Nero oltrepadano sta anche nella sua capacità di interpretare due anime differenti. Da una parte c’è il Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese DOCG, dove il vitigno rappresenta una delle colonne portanti della spumantistica territoriale; dall’altra cresce l’interesse per la versione vinificata in rosso, destinata alla DOC Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese. Nel mezzo si colloca Classese, il progetto con cui il territorio punta a dare una riconoscibilità ancora più netta al proprio Metodo Classico.
Non è un caso che il 2026 rappresenti un anno particolarmente importante per questa strategia. Il Consorzio ha infatti inserito il Pinot Nero al centro della sesta edizione di “Oltrepò Terra di Pinot Nero”, manifestazione prevista il 7 settembre a Voghera, affiancata il 7 e 8 settembre da “Oltregusto”. L’obiettivo è mettere in relazione vino, ristorazione e produzioni agroalimentari, trasformando la valorizzazione del vitigno in un racconto complessivo del territorio.
La fotografia delle superfici racconta inoltre una geografia precisa. I comuni con le maggiori estensioni a Pinot Nero sono Montalto Pavese, con 304 ettari, Montecalvo Versiggia, con 217, e Borgo Priolo, con 216. Sono aree nelle quali la varietà ha trovato condizioni pedoclimatiche capaci di sostenerne la diffusione e nelle quali il rapporto tra vigneto e paesaggio è ormai parte integrante dell’identità locale.
Il sorpasso sulle varietà rosse tradizionali è particolarmente significativo. Per lungo tempo l’immagine dell’Oltrepò è stata legata soprattutto a Croatina e Bonarda, ma gli ultimi dati mostrano una composizione diversa del vigneto. Il Pinot Nero non è più soltanto una specializzazione prestigiosa destinata alla spumantistica: è diventato la varietà dominante dell’area, con una presenza che interessa sia il mondo delle bollicine sia quello dei vini fermi.
A questa evoluzione produttiva corrisponde anche un crescente investimento sull’identità. Nel corso del 2026 il territorio ha accelerato il percorso di valorizzazione del Pinot Nero attraverso Classese e attraverso nuovi progetti dedicati ai vini fermi. Il fenomeno non riguarda quindi esclusivamente la quantità di ettari, ma la volontà di costruire intorno al vitigno un sistema territoriale più riconoscibile e competitivo.
Anche il mercato sta contribuendo a rafforzare questa percezione. Nel marzo scorso Masi ha presentato a Vinitaly il Pinot Noir del Re, prodotto nella Tenuta Casa Re di Montecalvo Versiggia, una proprietà acquisita nel 2023 e caratterizzata da un vigneto di 15 ettari interamente coltivato a Pinot Nero. Un ulteriore segnale dell’interesse che il territorio continua a suscitare presso operatori capaci di leggere il potenziale internazionale della varietà.
Il Pinot Nero dell’Oltrepò, del resto, possiede una storia che affonda le radici nella tradizione vitivinicola del territorio. Le fonti regionali ricordano come la superficie dedicata al vitigno sia passata dai circa 600 ettari della metà del Novecento agli attuali livelli, mentre la vocazione alla produzione di spumanti a base Pinot Nero risale almeno alla seconda metà dell’Ottocento.
Oggi quella storia entra in una nuova fase. Il 24,9% della superficie vitata non è soltanto una percentuale: è la misura di quanto il Pinot Nero sia diventato centrale nell’economia e nella narrazione dell’Oltrepò Pavese. E se il Metodo Classico resta uno dei suoi terreni d’elezione, la crescita del Pinot Nero vinificato in rosso amplia ulteriormente le possibilità di racconto e di posizionamento.
Il prossimo appuntamento di Voghera sarà dunque anche un momento per capire quale direzione prenderà questa evoluzione. Con oltre 2.800 ettari dedicati alla varietà e una posizione ormai dominante nel vigneto, l’Oltrepò Pavese ha scelto di giocare la propria partita identitaria proprio sul Pinot Nero. Ora la sfida sarà trasformare il primato quantitativo in una riconoscibilità qualitativa sempre più forte, dentro e fuori dai confini italiani.

