Il mondo del vino e del food perde una delle figure più influenti e visionarie degli ultimi decenni. È morto Carlo “Carlin” Petrini, fondatore di Slow Food e protagonista assoluto della rivoluzione culturale che ha ridefinito il concetto contemporaneo di gastronomia, sostenibilità e valorizzazione del territorio.
La notizia della sua scomparsa ha colpito profondamente non soltanto il comparto agroalimentare, ma anche il settore vitivinicolo internazionale, che in Petrini aveva trovato uno dei più autorevoli sostenitori della biodiversità, delle produzioni artigianali e dell’identità territoriale.
Nato a Bra, nel cuore del Piemonte, Petrini aveva costruito un movimento capace di influenzare produttori, vignaioli, chef e consumatori in oltre 150 Paesi. Con Slow Food aveva dato voce a un nuovo modello culturale basato sulla tutela delle tradizioni locali e sulla difesa delle filiere agricole contro l’omologazione industriale.
Il suo rapporto con il mondo del vino è stato centrale lungo tutta la sua attività pubblica. Attraverso iniziative, eventi internazionali e progetti editoriali, Petrini aveva promosso una visione del vino come espressione autentica del territorio, della storia e delle comunità agricole. Un pensiero che ha profondamente segnato l’evoluzione della viticoltura italiana contemporanea.
Fondamentale anche il ruolo svolto nella valorizzazione dei piccoli produttori e delle denominazioni storiche, contribuendo a costruire una nuova sensibilità verso il consumo consapevole e la qualità artigianale. Il Salone del Gusto e Terra Madre sono diventati negli anni piattaforme internazionali di dialogo tra agricoltori, produttori di vino e operatori del settore provenienti da tutto il mondo.
Negli ultimi anni Carlo Petrini aveva continuato a intervenire pubblicamente sui temi dell’ambiente, dell’agricoltura sostenibile e del futuro dell’enogastronomia italiana, mantenendo un ruolo centrale nel dibattito culturale legato al cibo e al vino.
Con la sua scomparsa il settore vitivinicolo perde un intellettuale capace di trasformare il vino da semplice prodotto a simbolo culturale, identitario e territoriale. Un’eredità che continuerà a influenzare il modo di raccontare e vivere il vino anche nelle nuove generazioni.

