Nel 2025 le esportazioni italiane nei 13 mercati emergenti analizzati da Nomisma crescono del 4,3%. Tra guerre commerciali, consumi in calo e dazi Usa, il settore accelera verso nuove rotte internazionali.
Il vino italiano cambia geografia e cerca nuove strade per sostenere la crescita internazionale in una fase segnata da instabilità geopolitiche, rallentamento dei consumi globali e tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Secondo il nuovo report Wine Monitor di Nomisma, nel 2025 le esportazioni verso 13 mercati emergenti hanno superato i 400 milioni di euro, registrando un incremento del 4,3% rispetto all’anno precedente.
L’analisi prende in esame Paesi ad alto potenziale come India, Messico, Thailandia, Polonia, Romania, Colombia e Marocco, aree che negli ultimi cinque anni hanno evidenziato una crescita media annua delle importazioni di vino del 7,1%, arrivando a un valore complessivo di 1,7 miliardi di euro.
A spingere il riposizionamento strategico delle aziende italiane è soprattutto il rallentamento del mercato statunitense. I dazi introdotti negli Usa e l’indebolimento del dollaro hanno infatti inciso pesantemente sull’export tricolore, con una frenata significativa delle spedizioni verso quello che resta il principale sbocco commerciale del vino italiano. Diverse analisi di settore parlano di una contrazione compresa tra il 9% e il 20% nel 2025, con impatti particolarmente forti sui vini di fascia media e sugli spumanti.
Secondo Denis Pantini, responsabile Wine Monitor Nomisma, la sfida oggi è superare stereotipi e rigidità commerciali per costruire strategie di internazionalizzazione più ampie e strutturate. L’obiettivo è intercettare una nuova domanda globale, sempre più orientata verso prodotti premium, lifestyle italiani e consumi legati alla ristorazione di qualità.
Tra i mercati più dinamici spiccano Polonia e Repubblica Ceca, seguite da Messico e Romania. A trainare le esportazioni restano i vini fermi e frizzanti imbottigliati, che rappresentano il 58% del valore complessivo export, anche se gli spumanti continuano a guadagnare quota, passando dal 32% al 37% del totale negli ultimi anni.
Il settore guarda con crescente interesse anche all’Asia e all’America Latina, considerate aree chiave per compensare la volatilità dei mercati tradizionali. India e Thailandia, in particolare, vengono osservate come destinazioni strategiche grazie alla crescita della classe media urbana e all’espansione dell’hospitality internazionale.
Nonostante le difficoltà, il vino italiano mantiene comunque una posizione centrale nel commercio agroalimentare mondiale. Dopo anni di crescita sostenuta, il 2025 rappresenta però un passaggio cruciale: meno dipendenza dagli Stati Uniti, maggiore diversificazione geografica e un nuovo equilibrio tra volumi, qualità e posizionamento premium.

