Export in calo e segnali di cambiamento nei consumi: mentre USA e Italia riducono gli acquisti, nuovi mercati sostengono lo Champagne e il Prosecco consolida la sua leadership internazionale nei mercati di riferimento. Gli Stati Uniti, pur restando il primo sbocco commerciale, registrano una flessione del 3,4% con 26,46 milioni di bottiglie. Ancora più marcato il calo dell’Italia, che perde il 7% e si ferma a 7,78 milioni di bottiglie. Complessivamente, i due Paesi segnano una contrazione di circa 1,5 milioni di bottiglie in un solo anno.
Questa dinamica si inserisce in un contesto più complesso. Negli Stati Uniti, ad esempio, le importazioni di vino hanno subito una riduzione significativa anche in valore, segnale di una domanda più prudente nei confronti dei prodotti premium.
In Italia, invece, il calo dello Champagne appare legato a un fenomeno strutturale più che congiunturale. Il mercato interno premia sempre di più le bollicine nazionali, con il Prosecco che continua a rafforzare la propria presenza sui mercati internazionali e a intercettare nuove fasce di consumatori grazie a un posizionamento più accessibile e versatile.
Allo stesso tempo, lo Champagne mantiene una buona tenuta in altri mercati chiave. Regno Unito, Giappone, Germania, Spagna e Canada registrano segnali di crescita, confermando come il prodotto continui a rappresentare un punto di riferimento globale nel segmento del lusso.
Il rallentamento del 2025 non va quindi letto come una crisi, ma come una fase di transizione. Il settore vinicolo internazionale sta vivendo una trasformazione che riguarda tanto i volumi quanto il posizionamento dei prodotti. Anche l’export del vino italiano, infatti, mostra segnali di flessione, soprattutto nei mercati extraeuropei, evidenziando una generale ridefinizione degli equilibri.
In questo scenario emergono due tendenze parallele. Da un lato, i prodotti iconici come lo Champagne mantengono il loro valore simbolico, ma devono confrontarsi con una crescita più lenta. Dall’altro, vini più accessibili conquistano spazio grazie a una maggiore adattabilità ai nuovi stili di consumo.
Il futuro delle bollicine si giocherà proprio su questo equilibrio: preservare l’identità e il prestigio, continuando però a dialogare con un pubblico che cambia rapidamente.

