In un angolo suggestivo del Giappone, la prefettura di Okayama si appresta a lanciare un vero e proprio “messaggio in bottiglia” al mondo dell’enologia: grazie a un progetto di ricerca portato avanti dal Okayama University of Science (OUS) e dalla Funao Winery, è stata sviluppata una nuova varietà di uva da vino, battezzata Muscat Shiragai.
La genesi del progetto ha radici profonde: il botanico Takuji Hoshino, professore emerito dell’Università, ha preso come punto di partenza una varietà selvatica unica della regione, la Shiraga, che cresce solo nella valle del fiume Takahashi River. Questa uva si distingue per una serie di caratteristiche agronomiche molto interessanti: elevato contenuto zuccherino, bassa acidità, resistenza alla spaccatura del frutto e a malattie come il marciume nero.
L’idea era brillante nella sua semplicità: fondere queste doti selvatiche con l’aromaticità e la storia del Moscato di Alessandria, varietà internazionale famosa per il suo profilo aromatico. Il risultato è appunto Muscat Shiragai, concepita come nuova coltura capace non solo di valorizzare un vitigno autoctono poco noto, ma anche di dare un contributo tangibile allo sviluppo economico e turistico di Kurashiki.
Il percorso non è stato breve. Secondo l’Università, nel 2018 è stato siglato un accordo tra OUS, la città di Kurashiki e la cantina Funao, inserendosi in un programma nazionale di “rilancio regionale e promozione delle risorse locali”.
Dal 2022 sono stati testati vari linee di “breeding” sperimentale: analisi di zuccheri, acidità, pH, gusto complessivo. Nel 2024 è stato scelto il ceppo migliore, e la domanda di registrazione è stata presentata nel dicembre dello stesso anno, rendendo pubblica la selezione nel giugno 2025.
Alla conferenza stampa di presentazione, tenutasi presso l’Università, sono state mostrate sia le uve sia il vino prodotto. I partecipanti hanno descritto il frutto come «dolce e molto delizioso», il vino come dotato di un «aroma delicato di Moscato» e di una «bevibilità piacevole».
È ancora presto per grandi produzioni, ma i numeri già suscitano interesse: nel 2024 sono coltivati circa 20 ceppi, con una resa di 41,6 kg di uva. A fine 2023 sono state innestate ulteriori 300 barbatelle: l’obiettivo è oltre 500 kg entro il 2028-29. Le tecniche agronomiche — defogliazione, irrigazione, fertilizzazione — sono anch’esse in fase di affinamento.
Da un punto di vista più ampio, Muscat Shiragai è emblema di una tendenza che vede l’ibridazione e la valorizzazione della biodiversità locale come chiave per affrontare le sfide dell’agricoltura contemporanea (cambiamenti climatici, pressione di malattie, ricerca di identità territoriali).
In conclusione: la prefettura di Okayama non punta semplicemente a produrre un’altra bottiglia, ma a gettare le basi per una nuova identità vitivinicola. Se l’operazione avrà successo e il vino entrerà nei mercati internazionali, potremo presto parlare non solo di un vino giapponese, ma di un “glocal” del vino, in cui il locale – l’autoctono – diventa elemento distintivo.

