La vendemmia 2026 entra nel vivo in Valpolicella con un calendario insolitamente precoce e una strategia produttiva che guarda oltre la singola annata. Nei 19 Comuni della denominazione veronese la raccolta della Corvina è già iniziata, mentre Corvinone e Rondinella entreranno progressivamente in scena dalla prossima settimana. Un anticipo di circa due settimane rispetto alla media storica, determinato soprattutto dalle temperature elevate e dalla siccità dell’estate, che ha portato a raccogliere le prime uve con circa sette giorni di anticipo anche rispetto al 2025.
Il primo dato che emerge dai vigneti è però quello qualitativo. Le valutazioni iniziali del Consorzio Vini Valpolicella indicano prospettive particolarmente favorevoli, soprattutto per le uve provenienti dalle vigne più vecchie. Le piante allevate a Pergola sembrano aver reagito meglio allo stress idrico, così come gli impianti che hanno potuto contare su un’adeguata disponibilità d’acqua. È una fotografia ancora necessariamente provvisoria, perché il quadro della vendemmia dipenderà dall’andamento meteorologico delle prossime settimane, ma sufficiente a delineare un’annata partita sotto buoni auspici sul fronte della materia prima.
Sul piano quantitativo, il Consorzio stima una raccolta complessiva superiore agli 861.000 quintali di uva, un livello sostanzialmente in linea con quello del 2025. La vera novità, tuttavia, non è il volume potenziale della vendemmia, bensì la sua gestione. Per il 2026 è infatti previsto lo stoccaggio di 172.280 quintali, pari al 20% della produzione, nell’ambito delle misure adottate per accompagnare la denominazione verso un maggiore equilibrio tra offerta e domanda.
La scelta si inserisce in un percorso di regolazione dell’offerta avviato dal Consorzio e formalizzato anche dalla Regione Veneto. Il provvedimento regionale del luglio 2026 ha recepito le misure per la vendemmia, riducendo la resa massima di uva destinabile alle denominazioni Valpolicella, Valpolicella Ripasso, Amarone della Valpolicella e Recioto della Valpolicella. La resa complessiva è stata fissata a 10 tonnellate per ettaro, mentre la parte eccedente gli 8 tonnellate per ettaro e fino al limite massimo viene destinata allo stoccaggio secondo le modalità previste.
In termini pratici, la misura porta la resa effettivamente disponibile da 100 a 80 quintali per ettaro, rinviando una quota della produzione e lasciando al mercato il compito di assorbirla quando le condizioni saranno più favorevoli. È una scelta che racconta bene la fase attraversata dal vino italiano e, in particolare, da una denominazione che negli ultimi anni ha conosciuto una forte crescita produttiva.
Il tema è anche commerciale. I dati più recenti sulla denominazione mostrano infatti una fase di normalizzazione dei volumi: nel 2025 l’imbottigliato dei vini della Valpolicella si è attestato a quasi 57,5 milioni di bottiglie, con una diminuzione del 3% rispetto al 2024. La flessione ha interessato tutte le principali tipologie, dall’Amarone e Recioto al Valpolicella Ripasso e al Valpolicella. I vini della denominazione continuano comunque ad avere una presenza internazionale significativa, con esportazioni in 87 Paesi.
La gestione della produzione diventa quindi uno degli strumenti attraverso cui la Valpolicella prova a proteggere il valore della denominazione. Una strategia che non riguarda soltanto la quantità di vino immessa sul mercato, ma anche la sostenibilità economica delle aziende e la capacità della filiera di evitare che l’aumento dell’offerta finisca per comprimere ulteriormente i prezzi delle uve.
Proprio il fronte delle quotazioni rappresenta una delle principali preoccupazioni all’inizio della vendemmia. Christian Marchesini, presidente del Consorzio Vini Valpolicella, ha segnalato una diminuzione dei prezzi delle uve, con particolare riferimento a quelle destinate all’appassimento, sottolineando come la dinamica rischi di trasferire nuove difficoltà sui produttori. La filiera, secondo il Consorzio, deve già confrontarsi con la difficoltà di reperire manodopera specializzata, con l’aumento dei costi e con un mercato internazionale ancora complesso.
La questione assume un peso particolare per una denominazione che ha visto crescere sensibilmente la propria capacità produttiva. Nei dieci anni precedenti al 2026, la superficie vitata della Valpolicella è aumentata del 30%, mentre l’incremento produttivo ha sfiorato il 40%. Per questo la Regione Veneto ha recentemente approvato anche lo stop ai nuovi impianti a denominazione per i prossimi tre anni, con l’obiettivo dichiarato di contribuire al riequilibrio tra capacità produttiva e mercato.
La vendemmia 2026 diventa così qualcosa di più di un semplice appuntamento agricolo. La raccolta anticipata racconta gli effetti sempre più evidenti dell’andamento climatico sui cicli della vite; la qualità delle uve conferma, almeno nelle prime osservazioni, la capacità dei vigneti più resilienti di reagire allo stress; la gestione delle rese e dello stoccaggio, invece, fotografa la necessità di governare la crescita di una delle denominazioni italiane più riconoscibili sui mercati internazionali.
Per Amarone e Recioto, il Consorzio stima inoltre quasi 328.000 quintali di uva destinati alla cernita, pari a circa il 38% del totale. Anche in questo caso sarà determinante la qualità della materia prima e la sua capacità di sostenere l’appassimento, uno dei passaggi che più caratterizzano l’identità produttiva della Valpolicella.
La direzione, dunque, appare chiara: non inseguire semplicemente i volumi, ma cercare un equilibrio più solido tra produzione, valore dell’uva, disponibilità di vino e domanda. È una trasformazione che arriva mentre la vendemmia corre in anticipo e i vigneti chiedono maggiore attenzione alla gestione dell’acqua e delle risorse.
In Valpolicella il primo capitolo della vendemmia 2026 è già iniziato. Ora saranno il clima delle prossime settimane, la risposta delle diverse varietà e soprattutto il mercato a stabilire se le buone premesse qualitative potranno tradursi in un’annata capace di rafforzare, insieme al vino, anche il valore economico della denominazione.

