In un contesto internazionale segnato da variabilità meteorologica e mercati incerti, il settore vitivinicolo brinda a una lieve, ma significativa, ripresa. Secondo le prime stime diffusi dalla Organisation Internationale de la Vigne et du Vin (OIV), la produzione mondiale di vino per il 2025 si attesta attorno a 232 milioni di ettolitri circa, segnando un incremento approssimativo del 3 % rispetto al 2024.
Tuttavia, nonostante questo recupero, il dato rimane circa il 7 % al di sotto della media quinquennale, a causa degli effetti persistenti delle condizioni climatiche estreme.
L’Italia protagonista
Il nostro Paese si distingue nel panorama internazionale: l’Italia ha infatti riconquistato il ruolo di primo produttore mondiale di vino, con una stima di produzione pari a circa 47,4 milioni di ettolitri.
Questo ritorno al vertice riflette, secondo gli analisti, condizioni meteo più favorevoli rispetto agli anni precedenti e un buon recupero della resa per ettaro.
Nonostante il segnale positivo, i numeri globali restano segnati da un contesto impegnativo. Le perturbazioni climatiche — gelate tardive, siccità prolungata, piogge torrenziali — continuano a pesare sulle vigne, come sottolineato dallo stesso direttore generale dell’OIV.
Ad esempio, in Europa, Francia si trova prossima alla produzione più bassa degli ultimi decenni e anche la Spagna affronta numeri sotto la media.
Quali implicazioni per il mercato
Una produzione ancora ridotta rispetto alla media — pur in leggero aumento — può avere effetti importanti sul mercato:
- Mantenimento degli stock ad un livello più controllato, utile in un momento in cui la domanda appare meno vivace.
- Potenziale recupero della redditività, soprattutto per le nazioni/vigne che hanno retto meglio sul piano qualitativo.
- Un segnale di attenzione: il clima va tenuto d’occhio come fattore strutturale nella viticoltura futura
Il 2025 può essere letto come un anno di sosta nel trend discendente che aveva caratterizzato la produzione vinicola globale: un moderato recupero, ma senza entusiasmo, e con l’Italia che guida la ripartenza. Il cammino verso il ritorno ai volumi tradizionali resta però ancora lungo, e molto dipenderà dal clima — ma anche dalla capacità delle aziende vinicole di adattarsi alle nuove condizioni e conquistare mercati.

