La decisione del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani di consentire la vendita del Langhe Nebbiolo DOC in formato bag-in-box (contenitori da cartone con sacco interno fino a 5 litri) ha acceso un acceso dibattito nel cuore delle Langhe, la zona simbolo del Nebbiolo e dei grandi vini piemontesi.
Il Langhe Nebbiolo DOC non è un vino qualsiasi: da sempre rappresenta l’espressione più “giovane” del vitigno Nebbiolo, la stessa varietà che dà origine ai monumenti enologici come Barolo e Barbaresco, ma in una versione più immediata e quotidiana. Prodotto in scala diffusa su 94 comuni della denominazione, è generalmente commercializzato in bottiglia di vetro da 0,75 L con tutti i rituali tradizionali legati alla cultura del vino italiano.
Una modifica al disciplinare che divide
La modifica approvata recentemente in assemblea dai soci del Consorzio ha introdotto la possibilità di commercializzare questa DOC anche nel bag-in-box, una scelta che molti considerano innovativa e pragmatica ma che non è priva di critiche. Secondo il presidente del Consorzio, Sergio Germano, si tratta di un’opzione in più per rispondere alle richieste dei mercati esteri e alle nuove sensibilità dei consumatori, in particolare nei paesi del Nord Europa dove questo packaging è visto positivamente e associato a sostenibilità e praticità.
Chi guarda con favore alla novità sottolinea infatti come il bag-in-box possa ridurre l’impatto ambientale grazie all’uso di materiali più leggeri e meno energivori rispetto alla bottiglia di vetro, facilitare i trasporti su lunghe distanze e rendere il prodotto più accessibile nelle fasce di consumo quotidiano.
Tra sostenibilità e tradizione: gli argomenti dei critici
Sull’altra sponda del dibattito, molti produttori e puristi del vino hanno espresso preoccupazione per ciò che una simile apertura potrebbe significare simbolicamente per un territorio legato alla memoria e alla ritualità della bottiglia. Per questi detrattori, il bag-in-box rischia di diluire l’immagine qualitativa e storica di un vino che, pur non essendo Barolo, costituisce una delle “porte d’ingresso” alla cultura del Nebbiolo piemontese.
La discussione ha coinvolto non solo aspetti tecnici sul disciplinare ma anche riflessioni più ampie su come il mondo del vino italiano possa conciliare tradizione, innovazione e esigenze di mercato in un contesto globale in rapida evoluzione.
Cosa succederà nei prossimi anni
La modifica al disciplinare, se confermata nei passaggi istituzionali che coinvolgono Regione Piemonte, Ministero e Unione Europea, potrebbe entrare a regime entro circa due anni. Solo allora le aziende potranno effettivamente mettere sul mercato Langhe Nebbiolo DOC in bag-in-box, se e come lo riterranno opportuno.
Resta da vedere come questa nuova possibilità influenzerà le scelte commerciali delle cantine e la percezione dei consumatori, soprattutto in Italia, dove il legame tra vino e “bottiglia” rimane ancora molto forte. Per molti osservatori, però, la mossa segna un momento importante nella lenta evoluzione di una denominazione che sa guardare al futuro senza dimenticare il proprio passato.

