C’è un momento, nella vita di un’azienda storica, in cui il passato smette di essere solo memoria e diventa leva per il futuro. Per Chiarli 1860, questo momento coincide con il centenario della sede modenese, un traguardo che racconta non solo una lunga continuità familiare, ma anche la capacità di reinterpretare il vino emiliano nel linguaggio contemporaneo.
Fondata nel 1860 e considerata la più antica realtà vitivinicola dell’Emilia-Romagna, Chiarli celebra oggi cento anni di presenza a Modena con un progetto di rinnovamento che va oltre la semplice modernizzazione degli impianti. La cantina si ripensa come hub produttivo più efficiente, sostenibile e coerente con una visione internazionale, senza rinunciare all’identità che l’ha resa un punto di riferimento nel mondo del Lambrusco.
Il cuore del rinnovamento è una nuova linea di imbottigliamento ad alta tecnologia, affiancata da serbatoi di ultima generazione e da una riorganizzazione logistica che consente di ottimizzare tempi, spazi e consumi energetici. Un intervento che migliora la qualità del lavoro e riduce l’impatto ambientale, in linea con una sensibilità ormai imprescindibile per le grandi aziende del vino.
Chiarli non celebra la storia con toni nostalgici. Al contrario, la utilizza come asset culturale. Dal Lambrusco Grasparossa al Sorbara, fino alle sperimentazioni sui bianchi emiliani, la cantina ha costruito nel tempo un’identità solida, capace di dialogare con mercati e pubblici diversi. Il Lambrusco, spesso stereotipato, diventa qui vino di territorio, di precisione e di stile, capace di raccontare l’Emilia con eleganza contemporanea.
Non è un caso che l’azienda sia tra i protagonisti di iniziative volte a ridefinire il posizionamento del Lambrusco a livello internazionale, puntando su qualità, trasparenza e racconto autentico del terroir. Una strategia che guarda lontano, senza rinnegare l’origine popolare e conviviale di questo vino iconico.
Nel panorama del Made in Italy enologico, Chiarli rappresenta un modello virtuoso: impresa familiare, visione industriale, rispetto del territorio e attenzione al brand. Il centenario modenese non è quindi un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase, in cui la cantina rafforza il proprio ruolo di ambasciatrice di un’Emilia che sa essere tradizionale e cosmopolita allo stesso tempo.
Perché, quando la storia è solida, l’innovazione non fa paura. E a Modena, da cent’anni, Chiarli lo dimostra bottiglia dopo bottiglia.

