La magia delle dolci colline senesi e l’eleganza del Brunello non sono soltanto un richiamo enologico: negli ultimi anni, Montalcino ha cementato il suo ruolo anche come polo turistico di prima grandezza. Secondo dati elaborati dal Consorzio del vino Brunello di Montalcino, su base Osservatorio UIV-Vinitaly, l’enoturismo nella zona produce un indotto economico superiore ai 150 milioni di euro.
L’impatto per bottiglia: un moltiplicatore di valore
Dietro a questo risultato c’è un dato simbolico e al tempo stesso concreto: per ogni bottiglia di Brunello stappata a Montalcino, il territorio beneficia di un impatto stimato di 117 euro, cifra che quadruplica il valore della bottiglia stessa alla fonte.
Questo “moltiplicatore di ricchezza”, come lo definisce Giacomo Bartolommei, presidente del Consorzio, non favorisce solo i produttori ma sostiene complessivamente l’economia locale.
Turismo in forte espansione
Nel 2024 Montalcino ha registrato quasi 233.000 presenze nelle strutture ricettive, con un incremento del 6,3% rispetto al 2023 e quasi +30% rispetto al 2019, l’ultima “normalità” pre-pandemia.
Le stime provvisorie per i primi otto mesi del 2025 indicano un’ulteriore crescita: solo tra maggio e agosto si sarebbero superate le 130.000 presenze.
L’enoturista che sceglie Montalcino è prevalentemente straniero: il 71% degli arrivi registrati è internazionale, e quasi due terzi di questi provengono da Paesi extraeuropei.
In particolare, gli Stati Uniti rappresentano la parte di maggior peso, con circa 50.000 presenze nel 2024 (+47% rispetto agli anni precedenti), ma crescono anche i flussi da Est Europa (+87%) e dal Far East / Oceania, con Paesi come Cina, Corea del Sud e Australia che segnano incrementi ragguardevoli.
Sul fronte europeo, aumenti forti vengono segnalati da Spagna (+108%), Polonia (+89%) e Francia (+43%).
Infrastrutture e accoglienza: una rete consolidata
Montalcino ha costruito un’offerta ricettiva solida per sostenere questo afflusso. Il territorio conta 12 strutture alberghiere, di cui 3 a 5 stelle, e 180 alloggi extra-alberghieri (agriturismi, case vacanza, ecc.).
Accanto a questa ricettività, non mancano ristoranti — anche stellati — wine bar ed enoteche, a completare un’esperienza sensoriale che va oltre il solo calice.
Secondo Bartolommei, l’enoturismo è un vero e proprio “moltiplicatore di ricchezza”: sostiene le cantine, ma anche le attività locali, in un momento non privo di sfide.
Tra queste, restano vive le tensioni legate ai dazi USA sul vino italiano, e una domanda globale che è soggetta a volatilità nei mercati internazionali.
In più, la forte attrattiva turistica alimenta anche questioni di sostenibilità territoriale: con circa 3.150 posti letto rispetto a una popolazione di poco più di 5.100 abitanti, il turismo può essere un motore potente, ma anche una sfida per la coesione sociale.
Il successo di Montalcino dimostra quanto il vino possa trasformarsi in leva strategica per lo sviluppo locale. L’enoturismo qui non è un semplice “di più”: è parte integrante dell’identità e dell’economia del luogo. Come sottolineato anche in occasione della 34ª edizione di Benvenuto Brunello, si auspica che le cantine continuino a investire non solo nella qualità del vino, ma anche nell’accoglienza, nelle esperienze immersive e nella comunicazione del territorio come “destinazione culturale”.
Allo stesso tempo, è fondamentale un equilibrio sostenibile: mantenere l’autenticità del borgo, garantire benefici ai residenti e proteggere il paesaggio sarà la vera sfida nei prossimi anni, per non trasformare la marea turistica in un’onda capace di sovraccaricare la fragile bellezza di Montalcino.

