Nella sontuosa cornice di Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, è stato celebrato il trentennale della denominazione Toscana IGT, un traguardo che offre l’occasione per guardare al passato con orgoglio ma soprattutto al futuro con ambizione. L’evento, promosso dal Consorzio Vino Toscana, ha visto la partecipazione di numerosi protagonisti storici, produttori, esponenti istituzionali e accademici, in un dialogo ricco tra memoria e prospettive.
Un percorso nato da pionieri
Il presidente del Consorzio, Cesare Cecchi, ha ricordato le tappe fondanti dell’IGT Toscana: tutto ebbe origine con l’emanazione del disciplinare il 9 ottobre 1995, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 25 ottobre dello stesso anno, a seguito delle norme introdotte già nel 1992. Ma le radici affondano ancora più indietro: nel 1984 nacque l’“Ente Tutela Vini dei Colli della Toscana Centrale”, fondato da figure emblematiche come Piero Antinori, Vittorio Frescobaldi e Ambrogio Folonari. Questo ente si trasformò poi, nel luglio 1995, nell’Ente Tutela Vini di Toscana, fino a diventare nel 2019 l’attuale Consorzio Vino Toscana.
Oggi il Consorzio riunisce 404 soci, che salgono a oltre 1.600 se si includono le 14 cooperative associate. I numeri parlano chiaro: una rappresentatività pari al 40% dei produttori e al 62% della produzione regionale.
Mercati, numeri e sfide: la Toscana IGT in cifre
I dati presentati durante l’evento sono emblematici del peso economico della denominazione: la produzione 2024 ha un valore stimato di 470 milioni di euro. La media di produzione si attesta a 640 mila ettolitri, su una superficie vitata di circa 13.500 ettari e con più di 4.000 produttori coinvolti.
Un aspetto particolarmente significativo è la proiezione internazionale del vino Toscana IGT: il 69% della produzione è destinato ai mercati esteri, con l’Europa che assorbe il 46% e gli Stati Uniti il 33%. Il mercato italiano si ferma al 31%, mentre l’Asia rappresenta il 6%, e altre aree il 15%.
Verso il futuro: evoluzione del disciplinare
Tra gli interventi più attesi, Cecchi ha annunciato una proposta di modifica del disciplinare. Tra le novità, il cambiamento del nome geografico “Toscana” e l’introduzione della possibilità di produrre vini spumanti. Un segnale forte: il Consorzio mira non solo a preservare l’identità della denominazione, ma ad assecondare la sua evoluzione naturale.
Per Cecchi, difendere il nome «Toscana» è il primo impegno, ma va accompagnato da uno sguardo “largo”: «Sta a tutti noi svilupparne le potenzialità e assecondarne la naturale evoluzione».
Testimonianze storiche e visioni premium
Il cuore dell’incontro è stato anche la voce dei produttori fondatori: Piero Antinori per Marchesi Antinori, Lamberto Frescobaldi per la Marchesi Frescobaldi, e Giovanni Folonari per le Tenute Folonari, hanno raccontato la loro visione originaria.
Altri contributi sono arrivati da figure istituzionali e accademiche: Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente di Federdoc, Andrea Rossi di Avito, e il prof. Alberto Mattiacci dell’Università La Sapienza. Quest’ultimo ha offerto uno sguardo strategico verso il segmento premium: «Il futuro richiede positività … possiamo costruirlo solo noi con le nostre azioni e visioni».
Significato simbolico e culturale
L’evento non è solo una celebrazione enologica, ma anche un momento simbolico per la Toscana: l’IGT ha rappresentato negli ultimi trent’anni una forma di libertà creativa per i viticoltori, rispettosa del territorio ma aperta all’innovazione. Come sottolineato da varie fonti, questa denominazione ha contribuito a consolidare il prestigio internazionale della Toscana vinicola.
Prospettive e impegni
L’orizzonte tracciato dagli stakeholder è ambizioso: con le modifiche al disciplinare e con l’idea di evolvere verso nuovi stili – come lo spumante – il Consorzio mostra di voler continuare a innovare pur mantenendo la saldezza delle origini. La tutela del nome “Toscana” rimane centrale, ma non come vincolo, piuttosto come base da cui nascere e crescere.
Questo trentesimo anniversario è molto più di una ricorrenza: è un punto di partenza per una nuova fase. Il vino Toscana IGT ha già dimostrato – numeri alla mano – il suo peso economico e culturale, ma la vera sfida è scrivere il prossimo capitolo della sua storia, tra identità, sostenibilità e internazionalizzazione. Se i prossimi anni confermeranno la visione presentata oggi, la Toscana IGT potrebbe consolidarsi non solo come simbolo storico, ma come protagonista del vino globale contemporaneo.

