L’Assemblea dei soci del Consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano ha votato ieri il rinnovo del Consiglio di Amministrazione, confermando alla presidenza Manrico Biagini, già vicepresidente dal 2019 e presidente pro tempore dallo scorso giugno. I vicepresidenti eletti sono Lisanna Boschini, Andrea Ciappi e Michael Falchini.
Il nuovo organo consortile si caratterizza per una composizione equilibrata e inclusiva: sono stati inseriti quattro under 40, segno evidente della volontà di favorire il ricambio generazionale all’interno della Denominazione. Fra i membri figurano rappresentanti di realtà varie del territorio: Davide Ancillotti (Cantine Vivito), Andrea Arrigoni (Pietraserena), Lisanna Boschini (Collemucioli), Massimo Daldin (Mormoraia), Angelica Fenzi, Alessio Gragnoli, Orlando Lucii, Mario Piccini, Samantha Ricci e Alessandro Zanette.
Biagini proviene da lungo tempo di militanza nel Consorzio: la sua famiglia è associata fin dalla fondazione, e lui stesso ricopre il ruolo di consigliere da oltre tre decenni. In un suo intervento, ne ha colto la portata simbolica e il valore strategico: «Essere “uomo della Vernaccia” è per me un onore ma anche una grande responsabilità – ha detto –. Intendo rappresentare ogni produttore, promuovendo la Vernaccia nel mondo e proteggendone l’autenticità».
Guardando al calendario, il 2026 si preannuncia un anno cruciale per la Denominazione. Si festeggeranno i 750 anni di storia della Vernaccia di San Gimignano e i 60 anni dal riconoscimento DOC, momenti che richiederanno attività di promozione e valorizzazione adeguate.
Il contesto attuale e le sfide in gioco
Negli ultimi anni il Consorzio ha dovuto affrontare non solo la gestione ordinaria della Denominazione, ma anche sfide legali e di tutela del marchio. Nel settembre 2025 è stata vinta una battaglia contro il marchio spagnolo “Varnacia 1321”, ritenuto ingannevole per eccessiva somiglianza con “Vernaccia”. Il tribunale spagnolo ha accolto l’azione del Consorzio, con la cancellazione del marchio dalle registrazioni nazionali spagnole. Lo stesso Biagini ha sottolineato come la tutela legale internazionale sia ormai parte integrante della mission del Consorzio.
Sul piano agricolo ed enologico, la Vernaccia – vino simbolico per il territorio – è chiamata a reagire alle incognite del clima e del mercato. In un recente articolo, Biagini si è detto cauto ma ottimista per la vendemmia 2025, nonostante eventi meteorologici estremi (tra cui nubifragi localizzati) e condizioni stagionali variabili. D’altronde, la Vernaccia di San Gimignano è anche soggetta a un ruolo identitario forte: è stata la prima DOC d’Italia, già riconosciuta nel 1966, e viene spesso evocata nei discorsi sul valore culturale e storico dei vini toscani.
Il nuovo mandato del Consorzio, quindi, dovrà bilanciare continuità e innovazione, tutela e apertura al mondo. Il profilo più giovane del consiglio, unito alla leadership consolidata di Biagini, lascia prevedere un orientamento pragmatico e ambizioso.

