Sull’Isola del Giglio, lambita dai venti salmastri del Tirreno e scolpita da secoli di silenziosa tenacia contadina, esiste un vino che non si beve soltanto: si ascolta. Si chiama Ansonaco, ed è il frutto maturo e misterioso della vite coltivata sui terrazzamenti in pietra a secco che si arrampicano verso il sole, in uno dei paesaggi più autentici e dimenticati dell’Arcipelago Toscano.
A restituire voce e dignità a questo vino antico è Francesco Carfagna, matematico prestato alla terra, visionario per scelta e contadino per vocazione. Arrivato sull’isola negli anni Ottanta per cambiare vita, Carfagna ha raccolto una sfida che oggi potremmo definire eroica: strappare all’oblio i vigneti abbandonati del Giglio e restituire loro un’esistenza.
La sua tenuta, Altura, si estende su appena quattro ettari a Mulinaccio, dove il lavoro è ancora quello di un tempo: manuale, faticoso, essenziale. Nessuna macchina. Nessuna concessione all’agricoltura industriale. Solo zolfo e rame, solo pazienza e ascolto. In cantina, poi, la fermentazione avviene spontaneamente, con i soli lieviti indigeni, in una danza lenta che non ha bisogno di coreografie moderne.
Ma è nel bicchiere che questo vino rivela la sua anima: Ansonaco di Altura si presenta con un colore dorato profondo, quasi ambrato, come il riflesso del sole sui granelli di sabbia. Al naso è un caleidoscopio di sensazioni: frutta matura, erbe mediterranee, salsedine, roccia bagnata. In bocca è potente, materico, ma sempre sorretto da una vena salina che ne allunga il sorso e invita alla riflessione. Non un bianco “facile”, ma un vino che si prende il proprio tempo, e lo chiede anche a chi lo assaggia.
Questo Ansonaco non è solo un prodotto agricolo: è una dichiarazione d’amore per un’isola e per una cultura. È il risultato di una scelta radicale e poetica: quella di vivere in equilibrio con la natura, in ascolto dei suoi ritmi, nel rispetto della sua memoria.
In un mondo che corre, l’Ansonaco di Francesco Carfagna invita a rallentare, a respirare, a ricordare. Bere un sorso di questo vino è come affacciarsi su un promontorio e lasciarsi avvolgere dal vento del Giglio: forte, libero, eterno.

