Negli ultimi tre mesi, l’export del vino italiano verso gli Stati Uniti ha subito oneri doganali che ammontano a circa 61 milioni di dollari, secondo stime dell’Unione Italiana Vini (UIV). Un segnale chiaro dei danni già in atto, mentre si moltiplicano le incertezze per il futuro del settore vitivinicolo nazionale.
L’UIV segnala come l’applicazione di dazi statunitensi stia gravando pesantemente sull’export tricolore, in particolare per le bottiglie “popolari” – quelle con un prezzo franco cantina non elevato – che costituiscono la stragrande maggioranza delle esportazioni verso gli USA. Prodotti come il Prosecco, il Pinot Grigio, il Moscato d’Asti, ma anche diversi vini rossi Dop rappresentano le voci più esposte.
Le stime dell’Osservatorio prevedono che qualora i dazi dovessero stabilizzarsi al 20% sui vini fermi e al 10% sugli spumanti, le perdite per le aziende italiane potrebbero superare i 300‑330 milioni di euro all’anno.
Non è solo una questione di cifre: con questi livelli di dazio, molte produzioni dovranno scegliere se assorbire i costi o traslarli sul prezzo finale — rischio che potrebbe ridurre la domanda, specialmente in mercati domestici in cui il vino è considerato bene voluttuario.
L’UIV lancia un appello articolato:
- Dialogo con importatori e distributori statunitensi, per condividere parte del sovraccosto generato dai dazi, così da evitare che l’onere cada interamente sui produttori italiani.
- Intervento istituzionale, sia italiano che europeo, affinché l’Unione Europea forzi politiche commerciali che proteggano le eccellenze agricole e vinicole nel contesto delle guerre commerciali.
- Monitoraggio dei cambi e politiche fiscali che possano mitigare l’effetto delle tariffe; per esempio incentivi diretti o aiuti temporanei per le aziende colpite più duramente.

