Nel cuore del turismo enogastronomico italiano emerge con vigore una nuova frontiera: l’oleoturismo, ovvero l’esperienza di viaggio centrata sull’olio extravergine d’oliva, il suo paesaggio, la sua cultura e la sua biodiversità. Secondo il “Rapporto sul Turismo dell’Olio” n. 2 promosso da Associazione Nazionale Città dell’Olio, Coldiretti e Unaprol e curato da Roberta Garibaldi, tra il 2021 e il 2024 la partecipazione degli italiani a esperienze legate all’olio è aumentata di oltre +37%, segno di un interesse in rapida espansione che accompagna la crescita globale del turismo del gusto.
L’Italia vanta un patrimonio unico: oltre 619.000 imprese olivicole e più di 500 cultivar di ulivo, espressione di biodiversità millenaria e di tradizioni locali che si intrecciano con il paesaggio agrario e culturale del Paese. Questo mix ha trasformato l’olio extravergine da semplice prodotto alimentare a elemento identitario: 7 italiani su 10 lo considerano simbolo del patrimonio culturale e paesaggistico nazionale.
Le destinazioni preferite sono quelle che combinano tradizione, paesaggi e autenticità: Toscana (29%) e Puglia (28%) guidano le preferenze, seguite da Sicilia (20%), Umbria (18%) e Liguria (15%), mentre cresce l’interesse anche per territori meno noti ma di alta qualità produttiva.
Ma l’oleoturismo non si esaurisce con una semplice degustazione. Le esperienze richieste – sia dai turisti italiani sia da quelli stranieri (soprattutto provenienti da Germania, Francia, Austria, Svizzera e Stati Uniti) – includono visite ai frantoi storici, itinerari tra ulivi secolari, cene all’aperto tra gli oliveti, percorsi culturali, corsi di assaggio e di cucina e visite guidate alle aziende agricole. Spesso queste attività si inseriscono in proposte di turismo sostenibile e destagionalizzato, capaci di valorizzare i piccoli borghi e contrastare lo spopolamento delle aree rurali.
Dal punto di vista economico e sociale, la crescita dell’oleoturismo rappresenta una leva importante per le comunità locali: non solo genera reddito aggiuntivo per le imprese olivicole, ma favorisce anche la preservazione del paesaggio, la diffusione della cultura alimentare e l’educazione sul valore dell’extravergine di qualità — elementi che contribuiscono a rafforzare l’identità del made in Italy nel mondo.
L’oleoturismo è più di un trend: è una narrazione sensoriale e culturale che unisce tradizione, territorio e ospitalità, trasformando l’olio extravergine di oliva in una porta di accesso alla scoperta profonda delle regioni italiane, dei loro paesaggi e delle loro comunità.

