Nel pieno delle tensioni commerciali tra Unione Europea e Stati Uniti, il comparto vitivinicolo italiano torna a far sentire la propria voce. A guidare la posizione del settore è (UIV), attraverso il suo presidente , che propone una soluzione chiara: ripristinare una tariffa omnicomprensiva al 15% per ristabilire condizioni di certezza e programmazione.
L’obiettivo non è parlare di vittorie o concessioni, ma di equilibrio. Dopo mesi segnati da ipotesi di rialzi tariffari e da un clima di instabilità che ha rallentato ordini e pianificazioni, il settore chiede una cornice prevedibile. Gli Stati Uniti restano infatti il primo mercato di sbocco per il vino italiano, con una quota che sfiora un quarto dell’export complessivo. Qualsiasi variazione sui dazi incide direttamente sui margini delle aziende, in particolare sulle etichette di fascia media, più sensibili alle dinamiche di prezzo nella grande distribuzione e nella ristorazione americana.
Le analisi di settore evidenziano come anche un incremento contenuto delle tariffe possa generare effetti rilevanti sul fatturato, comprimendo la competitività rispetto ai competitor internazionali. In scenari più severi, il rischio sarebbe una contrazione significativa delle esportazioni, con ricadute su tutta la filiera: dai produttori alle cantine sociali, fino ai territori a forte vocazione vitivinicola.
La linea indicata da UIV non si limita però alla richiesta di una soglia tariffaria sostenibile. Il comparto sottolinea la necessità di ampliare il raggio d’azione verso mercati emergenti e aree a elevato potenziale di crescita, dall’Asia al Sud America, così da ridurre la dipendenza da un singolo sbocco strategico. Allo stesso tempo, viene richiamata l’attenzione sull’importanza di alleggerire le barriere non tariffarie ancora presenti all’interno dell’Unione Europea, che talvolta rallentano la circolazione dei prodotti e ne aumentano i costi indiretti.
Il tema dei dazi si inserisce in un contesto geopolitico più ampio, dove le politiche commerciali diventano strumenti di pressione e negoziazione. In questo scenario, il vino – simbolo del made in Italy e ambasciatore culturale oltre che economico – si trova esposto a dinamiche che vanno oltre la qualità del prodotto. La richiesta di una tariffa flat al 15% rappresenta quindi una proposta di pragmatismo: non un traguardo ideale, ma un punto di equilibrio capace di garantire stabilità, programmabilità e tutela per uno dei comparti più identitari dell’economia italiana.

