Nel 2025 il mondo del vino italiano affronta una nuova fase di assestamento quantitativo, con una lieve contrazione dei volumi imbottigliati ma segnali positivi per le categorie a più alto valore aggiunto. I dati ufficiali elaborati da Valoritalia evidenziano come la filiera vitivinicola stia gestendo turbolenze di mercato, preferenze di consumo in evoluzione e un contesto internazionale complesso, senza però perdere slancio sulle produzioni di qualità.
Nel confronto tra 2025 e 2024, i volumi complessivi di imbottigliato del vino italiano mostrano una flessione moderata, pari a circa -2,1%. Questo risultato non deve sorprendere in un anno contraddistinto da dinamiche di mercato più sfidanti rispetto agli ultimi anni di crescita post-pandemia: la domanda globale frena, la concorrenza internazionale spinge sulle politiche dei prezzi e i consumatori orientano sempre più spesso le scelte di acquisto verso vini di pregio o alternative di fascia alta.
In termini pratici, significa che se i volumi complessivi si sono leggermente ridotti, le categorie più prestigiose stanno compensando la flessione grazie a performance migliori sul fronte dei mercati internazionali e internamente.
Tra le principali sorprese positive del 2025, secondo Valoritalia spiccano le denominazioni DOCG e DOC, che registrano una crescita di circa +1% anno su anno. Esse rappresentano il cuore dell’export italiano, contribuendo non solo alle quantità, ma soprattutto al valore complessivo del vino italiano all’estero.
Un altro segmento che ha mostrato vitalità è quello dei vini bianchi fermi, cresciuti di circa +2,7% nel periodo preso in esame. Questo andamento riflette anche un’evoluzione nelle preferenze globali dei consumatori, sempre più attenti alla freschezza, alla bevibilità e alla versatilità dei vini bianchi.
Se le categorie di qualità come DOCG e DOC tengono, i vini rossi tradizionali appaiono in difficoltà, con una contrazione di oltre il -13%. Questo trend non è isolato: i rossi sono stati meno richiesti rispetto agli spumanti, ai rosati e ai bianchi, in un consumo che tende a premiare i vini più leggeri e bevibili.
I numeri degli imbottigliamenti si inseriscono in un quadro di settore più ampio che vede:
- Scorte elevate nelle cantine italiane, con giacenze di vino che restano significative dopo una vendemmia abbondante nel 2025.
- Il persistente ruolo di traino delle bollicine italiane, con il Prosecco DOC che continua a consolidarsi come uno dei prodotti simbolo dell’export.
- Le esportazioni italiane di vino che, pur segnando alti livelli storici, affrontano pressioni tariffarie e mutamenti nelle dinamiche dei principali mercati internazionali.
Il 2025 non è un anno di crisi per il vino italiano, quanto piuttosto di riassestamento strutturale. I numeri rivelano un settore capace di reagire alle incognite dei mercati globali, puntando su qualità, territorio e identità. La tenuta delle denominazioni di origine e dei vini bianchi suggerisce che il futuro prossimo potrà essere orientato sempre più verso produzioni ad alto valore e verso l’esplorazione di nuovi segmenti di consumo.

