Il Prosecco, icona del made in Italy enologico e pilastro dell’export vinicolo nazionale, si prepara a un passaggio cruciale della propria evoluzione. Non una rottura con la tradizione, ma un aggiornamento silenzioso e strategico: sette nuove varietà di Glera resistente entrano nel dibattito come risposta concreta alle sfide ambientali, produttive e normative che attendono il comparto nei prossimi anni.
Alla base di questo percorso c’è una visione ormai condivisa lungo tutta la filiera: preservare l’identità del Prosecco senza rinunciare all’innovazione. Le nuove selezioni nascono da programmi di miglioramento genetico tradizionale, non OGM, e conservano i tratti sensoriali e agronomici della Glera storica, introducendo però una resistenza naturale alle principali malattie fungine della vite. Un elemento chiave in un contesto segnato dal cambiamento climatico e dall’aumento della pressione fitosanitaria.
La riduzione dei trattamenti in vigneto rappresenta uno degli aspetti più rilevanti. Meno interventi chimici significano minore impatto ambientale, costi più contenuti per i produttori e una gestione più sostenibile dei territori, soprattutto in aree ad alta densità viticola come quelle del Nord-Est. Un cambio di paradigma che intercetta anche le nuove aspettative dei mercati internazionali, sempre più attenti ai temi della sostenibilità e della responsabilità ambientale.
Il tema, però, non è solo agricolo o scientifico, ma anche politico e culturale. L’Italia resta uno dei pochi Paesi europei in cui l’impiego di varietà resistenti è ancora escluso dalle denominazioni di origine. Un limite normativo che rischia di rallentare l’adozione di soluzioni già operative altrove e che alimenta un confronto acceso tra istituzioni, consorzi e mondo produttivo. Per una denominazione come il Prosecco, che ha dimensione industriale e valore simbolico globale, l’aggiornamento delle regole diventa una questione strategica.
L’introduzione di queste nuove Glera non mira a sostituire il patrimonio esistente, ma a rafforzarlo, offrendo strumenti concreti per affrontare il futuro senza compromettere riconoscibilità e posizionamento. In un mercato dove il vino è sempre più espressione di stile di vita, territorio e consapevolezza, anche l’innovazione genetica diventa parte del racconto.

