Il Made in Italy celebra una piccola grande vittoria commerciale all’inizio del 2026: gli Stati Uniti hanno deciso di rivedere al ribasso i dazi antidumping sulla pasta italiana, mettendo alle spalle lo spettro di un’imposizione fiscale da record che — sommata al 15% già previsto per i prodotti europei — avrebbe quasi raggiunto il 107% di dazio complessivo sulle importazioni di pasta italiana.
L’annuncio è arrivato nei primi giorni di gennaio, con la Farnesina e il ministero dell’Agricoltura italiani che hanno sottolineato l’importanza dell’azione diplomatica e della collaborazione delle imprese italiane coinvolte nell’indagine del Dipartimento del Commercio USA. Le autorità statunitensi hanno infatti rideterminato le tariffe provvisorie già fissate in autunno, portando a percentuali decisamente più sostenibili: 2,26% per La Molisana, 13,98% per Garofalo e 9,09% per gli altri undici produttori non campionati, tutte aliquote da sommare al già esistente dazio dell’Unione Europea.
Questa «analisi post-preliminare» — come l’ha definita la Farnesina — arriva prima della conclusione formale dell’indagine antidumping, prevista per l’11-12 marzo 2026, e sospende di fatto l’applicazione delle tariffe precedenti finché non si pronunci l’autorità competente.
La vicenda era cominciata nella seconda metà del 2025, quando il Dipartimento del Commercio degli USA aprì un’inchiesta su presunti dumping e prezzi “inaffidabilmente bassi” praticati da alcuni marchi italiani, fra cui La Molisana e Garofalo, e ipotizzò dazi antidumping molto elevati — fino al 91,74% oltre al consueto 15% — con potenziali effetti devastanti su 13 aziende e sull’export italiano verso gli Stati Uniti, mercato da circa 770 milioni di dollari per la pasta italiana.
Le reazioni italiane, sia da parte delle istituzioni che delle associazioni di categoria come Coldiretti, Filiera Italia e Unione Italiana Food, sono state di soddisfazione cauta: la riduzione dei dazi è stata salutata come «segno di comprensione e di collaborazione», frutto del lavoro diplomatico e della presentazione di elementi tecnici da parte delle imprese italiane.
Restano comunque aperte le incognite sulla decisione finale di marzo, e la procedura antidumping è formalmente ancora in corso. In attesa della conclusione, il settore può tirare un sospiro di sollievo, con le imprese italiane che mantengono l’accesso al mercato statunitense evitando l’impatto pesantissimo dei dazi record che erano stati prospettati solo pochi mesi fa.

