Nel corso del 2024 la regione Toscana ha registrato un nuovo record nel comparto agricolo-agroalimentare: una produzione agricola pari a circa 3,6 miliardi di euro, con un incremento stimato del 4 % rispetto al 2023. Il settore conta quasi 42.000 imprese, corrispondenti al 5,6 % del totale nazionale, con un saldo significativo per giovani (6,8 % guidate da under 35) e imprenditrici (circa 30,4 % delle aziende).
La Toscana si conferma regione leader per numero di prodotti a Indicazione Geografica (DOP/IGP): 90 registrazioni totali, suddivise in 32 prodotti alimentari e 58 vini. Nel comparto “cibo” certificato, il valore della produzione si attesta a 192 milioni di euro, in crescita del 7,4 % rispetto all’anno precedente. Tra i prodotti che guidano il valore delle IGP/DOP spiccano: Cantuccini Toscani IGP, Prosciutto Toscano DOP, Pecorino Toscano DOP, Olio Toscano IGP, Finocchiona IGP e Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP, che insieme rappresentano circa l’88 % del valore complessivo delle produzioni certificate.
Sul fronte della sostenibilità, la Toscana vanta circa 237.000 ettari coltivati in biologico, pari al 36,4 % della sua Superficie Agricola Utilizzata (SAU), posizionandosi al secondo posto in Italia per quota di agricoltura biologica.
L’export agroalimentare regionale ha raggiunto la soglia dei 4 miliardi di euro nel 2024, che rappresentano il 6,3 % del totale regionale. Il tasso annuo medio di crescita dell’export negli ultimi cinque anni è pari all’11,2 %. In particolare, vino e olio extravergine di oliva generano insieme circa due terzi del valore export della regione, con mercati di rilievo quali Stati Uniti (27 %), Germania (14 %) e Francia (9,7 %) — e con un’accelerazione verso Nord Europa e Asia.
L’agroalimentare in Toscana non è solo produzione: è anche esperienza, accoglienza e territorio. Le attività agrituristiche – circa 5.800 strutture, pari al 22 % del totale nazionale – rappresentano un modello integrato di ospitalità e filiera produttiva; il 47 % delle aziende agrituristiche produce almeno una DOP o IGP e un terzo adotta il metodo biologico.
Inoltre, le cosiddette “aree interne” (zone rurali, montane o marginali) contribuiscono in misura rilevante: circa la metà del valore aggiunto agricolo regionale proviene da questi territori (circa 2,5 miliardi di euro), che stanno diventando laboratori di innovazione, agricoltura sostenibile e turismo esperienziale.
Pur nei numeri positivi, il comparto non è esente da criticità. Sul versante turistico-enogastronomico, ad esempio, emerge la necessità di migliorare la trasparenza dei menu circa la provenienza dei prodotti e la formazione del personale in tema di accoglienza internazionale e storytelling. Inoltre, la forte competitività internazionale richiede alle imprese toscane di continuare a investire in sostenibilità, comunicazione e valorizzazione delle filiere più autentiche.
La Toscana conferma così il proprio ruolo di punta nel panorama agroalimentare italiano: non solo grazie ai numeri di produzione, imprese ed export, ma anche per la capacità di coniugare qualità, certificazioni geografiche, agricoltura biologica e turismo esperienziale. Se da un lato la sfida sarà mantenere queste performance nel lungo termine, dall’altro appare evidente come l’agroalimentare rappresenti per la regione non solo un settore economico, ma un fattore centrale di identità territoriale.

