La Slow Wine Fair 2026, in programma dal 22 al 24 febbraio a BolognaFiere, si presenta come una delle edizioni più ambiziose nella storia dell’evento organizzato da Slow Food con BolognaFiere e il patrocinio delle principali istituzioni italiane del settore agroalimentare. L’attenzione quest’anno non si limita alla qualità enologica ed estetica del prodotto, ma si apre a un approccio più ampio: quello del vino giusto, capace di generare un impatto positivo sulle comunità, sui territori e sulle persone.
Nata con l’idea di valorizzare vini “buoni, puliti e giusti”, la Slow Wine Fair diventa nei suoi tre giorni un laboratorio di idee e pratiche per indagare come la viticoltura possa essere motore di sviluppo socio-economico, promuovere inclusione sociale e contribuire a modelli di produzione etici. Si parla infatti di lavoro equo in vigna, di integrazione dei lavoratori stranieri, del ruolo delle donne nella filiera e delle opportunità per i giovani che faticano ad accedere alla terra: temi che verranno affrontati nei talk, nelle conferenze e negli incontri che arricchiscono il programma.
In questa quinta edizione saranno presenti oltre 1.000 cantine italiane e internazionali, con più di 7.000 etichette da degustare, provenienti da 28 Paesi. Le piazze della fiera, arricchite dalla collaborazione con Sana Food, offriranno anche momenti di formazione, masterclass e dialoghi sul ruolo sociale e culturale del vino nel tessuto delle comunità rurali e urbane.
Al centro della riflessione c’è un messaggio chiaro: il vino non è soltanto il risultato di processi agronomici e fermentativi, ma un veicolo di storie, identità, legami sociali e sviluppo territoriale. In questa prospettiva, l’esperienza di Slow Wine Fair 2026 invita a considerare ogni bottiglia non solo come un prodotto da assaggiare, ma come un racconto di persone, ambiente e futuro possibile.

