Nell’ultimo bilancio della Denominazione di Origine Controllata Lugana, i dati di produzione parlano chiaro: **più di 206.000 ettolitri di vino imbottigliato, pari a oltre 27,5 milioni di bottiglie, segnano una tenuta produttiva in linea con le annate pre‑2023 e una filiera vitivinicola stabile e reattiva alle sfide del mercato.
Dietro questi numeri c’è la conferma di una strategia mirata: non rincorrere volumi a tutti i costi, ma proteggere il valore delle uve e il lavoro dei viticoltori, mantenendo alta la qualità e la remunerazione per chi opera nei vigneti e nelle cantine del Garda.
Il presidente del Consorzio, Fabio Zenato, ha sottolineato come la stabilità di oggi sia frutto di scelte consapevoli, mentre il direttore Edoardo Peduto ha richiamato l’importanza dell’apertura verso l’internazionalizzazione e delle fiere di settore come Wine Paris e ProWein di Düsseldorf, dove il Lugana mira a consolidare rapporti con buyer e operatori, soprattutto nell’area DACH (Germania, Austria, Svizzera), principale mercato di riferimento.
Sul versante economico, il posizionamento commerciale è coerente con l’identità qualitativa del Lugana: prezzo medio a scaffale di circa 9,10 euro a bottiglia (dati Nielsen) e prezzo delle uve intorno ai 2,08 euro al chilogrammo secondo la Camera di Commercio di Verona, valori che collocano il Lugana nella fascia mid‑to‑premium dei vini bianchi internazionali.
La Denominazione, riconosciuta dal 1967 e regolamentata dal Consorzio dal 1990, si estende oggi su circa 2.600 ettari di vigneti attorno al Lago di Garda e coinvolge oltre 214 produttori, con un export che supera il 60% della produzione e arriva in più di 65 Paesi.
Questo scenario evidenzia come il Lugana DOC non sia solo un vino che si vende bene, ma un asset territoriale in grado di coniugare qualità, tradizione e apertura verso i mercati globali, consolidando la sua reputazione nel panorama dei grandi bianchi italiani.

