Il vino “italiano dentro casa” continua ad aumentare. Secondo l’ultimo aggiornamento del report “Cantina Italia” dell’ICQRF, l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari, le giacenze di vino nelle cantine italiane al 31 gennaio 2026 hanno raggiunto 60,9 milioni di ettolitri, segnando un incremento del +5,9% su base annua rispetto allo stesso periodo del 2025.
Un valore che riflette non solo le dinamiche produttive italiane, ma anche contrasti strutturali del mercato: mentre la vendemmia procede, consumi domestici fermi, vendite in GDO in leggero calo e esportazioni frenate da dazi e incertezze globali tendono a “conservare” vino in cantina più a lungo del previsto.
La geografia delle giacenze resta marcata: il 56,8% del vino si concentra nelle regioni del Nord, con il Veneto a guidare la classifica con circa il 26% del totale.
Una parte significativa delle scorte riguarda le denominazioni di origine (DOP) che rappresentano oltre la metà del totale, mentre i vini IGP costituiscono circa un quarto delle giacenze.
I bianchi DOP guidano leggermente, con i rossi e i rosati a seguire, ma è il Prosecco DOP a primeggiare per volume, con oltre 5,7 milioni di ettolitri in cantina, pari all’11,7% del totale delle giacenze. Tra le altre grandi etichette figurano importanti produzioni come Igp Puglia, Igp Toscana, Doc Sicilia e Chianti DOCG.
Oltre al vino finito, il report segnala anche 6,4 milioni di ettolitri di mosti (in crescita su base annua) e circa 600mila ettolitri di vino nuovo ancora in fermentazione, componenti chiave della futura produzione vinicola italiana.
I dati di gennaio si inseriscono in un trend di giacenze elevate osservato negli ultimi mesi: al 31 dicembre 2025, ad esempio, le cantine italiane registravano già livelli di vino in eccesso in crescita rispetto al 2024.
È una sfida che il settore conosce da tempo: produrre eccellenza non basta se il mercato non assorbe a un ritmo sostenuto. Tra stagnazione dei consumi internazionali, nuove abitudini di consumo e costi di gestione, il vino italiano si trova di fronte alla sfida non tanto della quantità quanto della gestione strategica delle scorte.

