Il 2025 segna un punto di svolta per la Doc Cirò, una delle denominazioni più antiche del Mediterraneo, che chiude l’anno con una crescita produttiva significativa e una strategia chiara: consolidare il valore del vino calabrese puntando su qualità, riconoscibilità e presenza nei mercati chiave.
Le bottiglie immesse sul mercato superano quota 4 milioni, con un incremento di circa il 24% rispetto all’anno precedente. Un risultato che non parla solo di quantità, ma soprattutto di una ritrovata stabilità commerciale, elemento centrale in un contesto vitivinicolo sempre più complesso e selettivo.
Oltre la ripresa: un nuovo equilibrio produttivo
Il recupero dei livelli pre-crisi non è letto come un semplice rimbalzo, ma come l’inizio di una fase più matura. La produzione complessiva si assesta attorno ai 32 mila ettolitri, con una predominanza del Cirò Rosso, cuore identitario della denominazione, affiancato da rosati e bianchi che intercettano una domanda più contemporanea e trasversale.
Il cambiamento climatico, unito a nuove dinamiche agronomiche, ha ridisegnato le rese: meno volume, maggiore selezione. Un modello che privilegia la qualità sostenibile e la coerenza territoriale, piuttosto che l’espansione indiscriminata.
Qualità come asset strategico
Il percorso verso la Cirò DOCG rappresenta uno dei passaggi più rilevanti degli ultimi anni. Le prime etichette, legate alla vendemmia 2025, arriveranno sul mercato solo tra qualche stagione, ma il messaggio è già chiaro: alzare l’asticella del posizionamento e dialogare con un pubblico sempre più attento al valore, non solo al prezzo.
In parallelo, il riconoscimento europeo della menzione Cirò Classico rafforza il legame con l’area storica di produzione, aggiungendo un ulteriore livello di tutela e identità.
Milano, Roma, Bologna: il vino incontra il sistema Horeca
La crescita passa anche dalla narrazione. Per questo il Consorzio ha avviato un piano di promozione mirato nelle principali città italiane, con eventi dedicati a sommelier, ristoratori e operatori del canale Horeca.
Milano, Roma e Bologna diventano così hub strategici per raccontare Cirò a un pubblico professionale, attraverso degustazioni guidate e masterclass che puntano a inserire sempre più spesso queste etichette nelle carte dei vini di ristoranti e wine bar di fascia medio-alta.
Export selettivo e nuove rotte
L’export rappresenta oggi circa un terzo della produzione, con dinamiche differenziate. Se alcuni mercati storici mostrano segnali di rallentamento, emergono nuove opportunità in Paesi caratterizzati da un consumo più consapevole e premium oriented, come il Canada.
La strategia non è l’espansione quantitativa, ma la costruzione di una reputazione internazionale solida e coerente con il DNA della denominazione.
Cirò, da vino identitario a brand territoriale
Il vero obiettivo, oggi, è trasformare Cirò da nome storico a brand contemporaneo, capace di dialogare con il mondo del lifestyle, dell’enogastronomia e dell’enoturismo di qualità.
Un vino che non chiede scorciatoie, ma tempo, racconto e visione. E che nel 2025 sembra aver trovato finalmente il ritmo giusto per competere sui palcoscenici che contano.

